L’Istituto Sieroterapico Milanese
La modifica di maggior rilievo della zona avviene all’inizio del Novecento con la realizzazione dell’Istituto Sieroterapico Milanese, fondato nel 1894 da Serafino Belfanti.
L’Istituto occupava buona parte dell’isolato compreso tra le attuali vie Segantini, Borsi, Pichi e Darwin e quasi tutta l’area delimitata dalle attuali vie Segantini, Liguria, Argelati e dalla roggia Boniforti.
L’Istituto Sieroterapico Milanese rimarrà in funzione fino alla metà degli anni ‘80, ma con una situazione di crisi economica iniziata già negli anni ‘60 che lo porterà al fallimento nel 1992. Dalla metà degli anni Ottanta fino al 2010 le aree sono state sostanzialmente abbandonate, fatta salva la parte in affaccio su viale Liguria ceduta alla Provincia di Milano e utilizzata come sede dell’ITIS Giorgi dal 1966 ad oggi.
La realizzazione dell’Istituto Sieroterapico Milanese e le sue vicissitudini negli ultimi decenni del ‘900 non influiscono sulla situazione della roggia Boniforti, che continua a essere alimentata dal Naviglio Grande con una buona portata idrica fino agli anni ‘90.
Negli anni ‘60 e ‘80 del ‘900 avvengono i massicci sviluppi insediativi nelle aree a sud di viale Liguria: il quartiere La Spezia, il Quartiere Torretta, il quartiere Sant’Ambrogio, l’ospedale San Paolo, l’espansione della Barona verso viale Famagosta, ecc. Con l’urbanizzazione del sud Milano diminuiscono radicalmente i fabbisogni idrici per l’agricoltura e la roggia Boniforti diventa “inutile”. All’inizio degli anni ‘90 le aziende agricole dell’area a sud della città concordano con il Consorzio Ticino-Villoresi (che gestisce il Naviglio Grande) di alimentarsi da un altro canale irriguo e di chiudere le paratie di derivazione della roggia Boniforti dal Naviglio Grande.
La roggia Boniforti rimane così completamente in secca fino all’inizio del nuovo secolo. Solo verso il 2009-2010 ricomparirà nella roggia una piccola quantità di acqua in quanto la Provincia di Milano autorizza un’azienda insediatasi nell’isolato tra via Argelati, via Fusetti e via Magolfa a prelevare una decina di litri al secondo dalla prima falda per il raffrescamento/riscaldamento dell’edificio e a scaricare l’acqua nella roggia dopo il suo utilizzo. La portata è molto modesta, ma consente la ricostituzione di un habitat naturale protetto (l’area rimane inaccessibile fino al 2010) in cui si trovano anatre, aironi, falchi, sparvieri, ricci e tritoni.



