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Relazione LIPU su Segantini
Attività - I nostri progettiNewsprogetto OasInCittà

Il parco col “bollino verde”: la Lipu conferma il valore dell’area naturalistica

L’associazione per la conservazione e la tutela della Natura ha steso la prima relazione sull’avifauna di Parco Segantini. Punti di forza: differenti tessere ambientali, alberature mature, roggia, aree incolte, area naturalistica.

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Milano Smart Park #SegantiniNews

un progetto che si espanderà

Si è conclusa la prima fase del progetto Milano Smart Park #Segantini, la serie di azioni intese a individuare, progettare e realizzare utilizzi intelligenti e innovativi del verde pubblico urbano e di ampliarne la fruibilità e l’utilità sociale. Sono stati due anni di lavoro impegnativi e interessanti in cui abbiamo ampliato le nostre conoscenze,  fatto nuove esperienze e conosciuto persone esperte Di seguito la relazione dello svolgimento e dei risultati delle 8 azione che costituivano il progetto.

I progetti Milano Smart Park #Segantini

 
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  Azione 1.  Progetto Monitoraggio qualità dell’aria  Abbiamo progettato, e stiamo costruendo uno strumento che potremo posizionare nei parchi/giardini, nei Municipi, nelle scuole e nelle nostre residenze: per produrre rilevazioni da diffondere gratuitamente in rete, per interpretare i dati e capire la complessità dell’inquinamento atmosferico e per adeguare i nostri comportamenti e proteggere la nostra salute. Abbiamo effettuato campagne di monitoraggio della qualità dell’aria svolte in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra (DISAT) dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, al fine di mostrare nei seminari didattici la complessità del fenomeno dell’ ”inquinamento atmosferico”, in relazione ai diversi periodi stagionali  e alle ore del giorno, per i diversi parametri investigati. Risultati: Abbiamo creato e stiamo sviluppando una rete di monitoraggio della qualità dell’aria, con altre associazioni, scuole , Istituzioni pubbliche e cittadini, proseguendo  così in gruppo l’attività  di “Monitoraggio”. La realizzazione e la gestione della rete di centraline e del relativo sito è il risultato di queste progetto. Costruzione e realizzazione:  Associazione Parco Segantini e.t.s. (APS) Wondermade Istituto Tecnico Feltrinelli DISAT-Università degli Studi di Milano-Bicocca Per saperne di più ________________________________________________________________________________________   Azione 2.  Progetto Percorso dei Cinque Sensi Percorso sensoriale per avvicinare le persone alla Natura, favorendo il riconoscimento del luogo come spazio, attraverso la stimolazione visiva, sonora e olfattiva (spazio snoezelen). Uno spazio innovativo creato per ristabilire un profondo contatto con se stessi e l’ambiente con l’utilizzo di nuove strutture per l’interazione tra frequentatori del parco e anche tra i singoli e la natura urbana, basati su tecnologie Speach Recognition (software), microfoni Speaker (hardware) e riconoscimenti in RFID e NFC©. Si integra nelle stanze verdi e giocone. Risultati: Il percorso è finito e l’implementazione della guida Smart si sta implementando. Costruzione e realizzazione:  Associazione Parco Segantini e.t.s. (APS) Wondermade di Luca Crotti Istituto tecnico Feltrinelli Per saperne di più ________________________________________________________________________________________   Azione 3.  Conchiglia della musica Volevamo mettere a disposizione della città un piccolo auditorium all’aperto dedicato all’ascolto e alla creazione di musica all’aperto con un percorso dei suoni e una programmazione annuale di eventi musicali e culturali. Abbiamo incontrato difficoltà insuperabili dopo aver realizzato e fatto approvare il progetto sia sul piano amministrativo che collaborativo degli enti contattati per la gestione dell’attività musicale. Risultati: Il progetto non è stato realizzato. Per saperne di più ________________________________________________________________________________________   Azione 4.  Progetto Stanze verdi e giocone Creazione di un’area dedicata ai bambini e anziani, denominata “Stanze verdi/Giocone”, per la meditazione e per riscoprire il gioco come crescita formativa, con un impianto rampicante del verde e con l’utilizzo di opere in legno di arte naturale e integrate dalle strutture tecnologiche. Si integra nel percorso dei cinque sensi. Risultati: L’impianto di “stanze di verde rampicante, con manufatti in legno e opere artistiche (sulla scia del “tronco” e della “biscia”), con cui interagire giocando che favoriscono la conoscenza del verde e della vegetazione è stato avviato. La sua attività e le sue modificazione sono permanenti con l’organizzazione di incontri e laboratori. Costruzione e realizzazione:  Associazione Parco Segantini e.t.s. (APS) Centro di Forestazione Urbana – Italia Nostra Cooperativa sociale Opera in Fiore Arch. Lorenzo Monarca Agronoma Lara Giuditta Per saperne di più ________________________________________________________________________________________   Azione 5.  Progetto OasinCittà (un’area naturalistica in ambito urbano) Ampliamento e piantumazione dell’”OasInCittà”, l’area naturalistica di 15mila mq quadrati, lungo la roggia Boniforti, che sarà finalizzata e gestita in collaborazione con il Centro di Forestazione Urbana – Italia Nostra, per avvicinare sempre di più le persone alla natura e stimolarle nella collaborazione volontaria dei lavori di ampliamento e manutenzione e completare al suo interno il “percorso dei 5 sensi”. Risultati: Abbiamo iniziato asportando dall’alveo e dalle sponde camionate di rifiuti di ogni genere. Abbiamo proseguito piantumando e curando nell’area limitrofa un migliaio di arbusti idonei a costituire l’habitat protettivo di tante specie di animali che già nei decenni di abbandono avevano trovato rifugio in quella specie di giungla. Abbiamo ottenuto la riapertura della chiusa e l’acqua del Naviglio Grande – dopo decenni di assenza – è tornata nella Roggia. Sì che è possibile portare a compimento la creazione di quell’area naturalistica che noi chiamiamo OasInCittà, un progetto che fin dall’inizio si avvale del know how e della collaborazione di Italia Nostra. Si sono create delle banchine in cui mettere a dimora diverse specie igrofile (canneto, giuncheto e cariceto), che favoriranno il ritorno di una fauna di uccelli, anfibi e invertebrati e per il percorso dei visitatori. Una parte dell’oasi che costeggia il parco è stata dedicatata “riserva naturalistica integrale”, piantumata a cespugli e arbusti autoctoni, visitabile nell’ambito di eventi e visite guidate. L’area limitrofa è un boschetto attraversato da un sentiero di visita. Costruzione e realizzazione: Associazione Parco Segantini e.t.s. (APS) Centro di Forestazione Urbana – Italia Nostra Per saperne di più ________________________________________________________________________________________   Azione 6.  Progetto Sana mente (un parco amico delle persone con disabilità) Propone attività, dedicate ai bisogni fisici, psicologici e sociali delle persone affette da Alzheimer, ponendo attenzione anche ai familiari, agli amici e al personale di assistenza, per offrire stimoli sensoriali, tattili, olfattivi, uditivi e visivi che aiutano il rilassamento, mantengono vivaci le aree cognitive e in esercizio le aree dell’apparato motorio e muscolo scheletrico. Risultati: Attività, organizzate durante tutta la settimana, dedicate ai bisogni fisici, psicologici e sociali delle persone affette da queste patologie, e anche ai familiari, agli amici e al personale di assistenza. Costruzione e realizzazione:  Associazione Parco Segantini e.t.s. (APS) Amici dei Centri di Incontro – per l’Alzheimer (ACIM) Per saperne di più ________________________________________________________________________________________   Azione 7.  Progetto Orti-Cibo-Salute (cittadini consapevoli e sana alimentazione) In due anni i volontari degli OrtiMisti del Parco Segantini sono arrivati a una produzione abbondante, diversificata e di soddisfazione di svariati tipi di ortaggi. Abbiamo voluto fare un passo in più: comprendere il ruolo fondamentale del cibo e i suoi stretti legami con la salute, l’ambiente, la società e l’ economia e capire, che noi, consumatori, svolgiamo un ruolo molto importante. Tutti mangiamo e non solo, abbiamo anche una connessione speciale con il nostro mangiare tradizionale. Cioè, il cibo può avere un ruolo fondamentale nell’integrazione e la valorizzazione delle diversità culturali e biologiche. Risultati: Abbiamo organizzato degli incontri con esperti in diversi aree del sistema alimentare, per parlare di salute (Prof. Berrino), microbioma (Dott.ssa Peano), negozi virtuosi (Giuseppe Zen), mangiare bene (Carlo Casti), comunità (Alice Delcourt e Danilo Ingannamorte), geografia del cibo (Prof. Mario Casari), biodiversità in cucina (Paola Galaverni), ambiente e agricoltura (Luca Mercali), commercio aequo (Benedetta Frare), fast-food (Fabian Noboa), street-food e integrazione  (Calogero Passarello, Melani Rodriguez Johanson, Victor Edebuba e Hujian Zhou). Costruzione e realizzazione: Associazione Parco Segantini e.t.s. (APS) Dr. rer. nat. María Salomé Gachet Per saperne di più ________________________________________________________________________________________   Azione 8.  Progetto Valutazione d’impatto Intendiamo monitorare l’impatto sociale, economico e ambientale delle azioni implementate per realizzare i progetti in modo da poter valutare con obiettività i risultati del lavoro svolto. Risultati: Dallo studio dell’Università Cattolica risulta che abbiamo creato una comunità di importante rilevanza che lega persone  residenti nelle zone limitrofe il Parco. Abbiamo cioè creato valore sociale. Dallo studio dell’università Bocconi risulta che abbiamo dato contributi economici annullai all’Amministrazione Comunale e quindi creato valore economico. Dallo studio ambientale abbiamo migliorato la qualità del terreno (struttura e materia organica), abbiamo incrementato la biodiversità di piante (>150 specie fra alberi, arbusti e erbe (piante perenne), senza contare con l’attività dell’orto (piante stagionale)). Abbiamo creato valore ecologico. Costruzione e realizzazione:  Associazione Parco Segantini e.t.s. (APS) Amici dei Centri di Incontro – per l’Alzheimer (ACIM) Cooperativa Sociale Opera in Fiore Centro di Forestazione Urbana – Italia Nostra CERGAS Università Bocconi Milano Università Cattolica Milano del Sacro Cuore Lega Italiana Protezione Uccelli (Lipu) ________________________________________________________________________________________
 
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140 alberi che fanno parlare di sé…

Un bell’articolo pubblicato su MM, quindicinale della scuola di giornalismo Walter Tobagi dell’Università degli Studi di Milano.
Curiosamente, “Ti sembra Milano?“, lo strillo di copertina che segnala l’articolo,  è proprio ciò  che chiediamo ai visitatori che hanno visto per la prima volta l’Oasi e gli orti del parco Segantini.
Di seguito l’intervista sul Parco Segantini inclusa nell’articolo di Elisa Cornegliano.

«E poi c’è Parco Segantini», fra i due navigli, un posto dove la cura del verde ha incontrato l’attenzione
dei cittadini. In tutto 90mila metri quadri di parco pubblico, nato dove un tempo sorgeva l’istituto sieroterapico. Nel 2013, per volere di alcuni abitanti della zona, è stata creata l’Associazione Parco Segantini, che ha ottenuto in convenzione dal Comune 15mila metri quadri, poco più di due campi da calcio. Tre orti collettivi, di mille metri quadri l’uno, e tante attività durante l’anno, fra cui una festa per ogni stagione. «I cittadini? Sono il motore del progetto», spiega il vicepresidente Stefano Guadagni, «se viene lasciato a se stesso, il verde pubblico spesso è causa di degrado. Al contrario, quando è curato e condiviso diventa un fattore di coesione sociale. Volendo usare termini un po’ tecnici, è un moltiplicatore di capitale umano». Fra soci e volontari l’associazione conta tra le 150 e le 200 persone, che coltivano l’orto, seguono l’irrigazione, monitorano il parco e segnalano eventuali danni. Un esempio di come la sinergia fra cittadinanza e amministrazione possa funzionare, pur tenendo ben separati i ruoli: «Le nostre funzioni non si sovrappongono mai a quelle del Comune, abbiamo ruoli diversi». Anche Parco Segantini partecipa a ForestaMi: prevede di piantare, nelle aree ottenute in convenzione, circa 140 alberi.

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L’articolo è stato pubblicato il 13 dicembre… proprio il giorno prima che piantassimo i 140 alberi annunciati in chiusura dell’intervista. Siamo orgogliosi di essere, nel nostro piccolo, fra i primi (o  i primi?) ad alimentare con i nostri 140 alberi il progetto ForestaMI

 

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Ecco fatto! +140 alberi nell’oasi

È fatta: li abbiamo piantati! 140 alberi, nell’OasInCittà del parco Segantini: soprattutto querce ma anche specie arbustive, che sono indispensabili per creare l’habitat protettivo per la fauna terrestre e avicola che man mano si sta insediando in questa straordinaria area naturalistica cittadina. Questa piantumazione è l’immediata risposta all’iniziativa ForestaMI del Comune di Milano: i volontari dell’associazione sono passati all’azione, e, come da nostra abitudine, lo abbiamo fatto insieme alle famiglie della zona intervenute con nonni e bambini . Le piante che abbiamo messo a dimora nell’area naturalistica sono ora ben più di mille. Missione compiuta? Neanche per idea: la missione continua, perché altre ne pianteremo presto, sempre con l’assistenza e la collaborazione del Centro di Forestazione Urbana, della quale siamo grati a Italia Nostra.
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i nostri piccoli aiutanti al lavoro nell’area piantumata. Le foglie  permettono di riconoscere le diverse specie

Poi, da grandi…

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Con gli alberi bisogna aver pazienza… ma neanche poi troppa: se li si pianta da piccolissimi e se ne ha cura nei primi anni, crescono piuttosto velocemente. Lo dimostrano i mille alberi che abbiamo piantato tre anni fa nell’Oasi, e ora sono alti anche più di tre metri

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EventiNews

Torna la Castagnata!

Il meteo è finalmente girato al meglio, e noi possiamo felicemente confermare
la nostra tradizionale castagnata d’autunno, IV edizione: domani, domenica 10 novembre, dalle 15:30, nella pergola del primo orto del parco Segantini
Tradizione rispettata in pieno, con caldarroste e castagnacci magistralmente cucinati dai nostri volontari con “materia prima” di prima qualità giunta fresca fresca dall’Appennino tosco romagnolo, tè nero, vin brûlé e bibite varie per grandi e piccini.
E la tradizione ora si arricchisce con l’iniziativa di bookcrossing: cultura e economia circolare! Con lo “scambialibri”, per ogni libro che porti ne puoi prendere uno di quelli portati da altri. (Anche al mattino dalle 11:30 alle 13 e poi nel pomeriggio dalle 15:30)
Non mancherà anche una piccola performance teatrale: due attori ‘in vivo’  che presenteranno uno spettacolo teatrale che sarà in programmazione la settimana prossima nello storico teatro Gerolamo).
Tutti possono partecipare.
Per raggiungerci: • da via Segantini, costeggiando il Boschetto di Bambù all’altezza del civico 20 • da M2 Romolo, ingresso del parco da viale Romolo/via Argelati • 90/91 e 47 da viale Liguria, ingresso del parco da Piazza BelfantiPiazza Belfanti
immagini della Castagnata 2018
corsera oasi
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L’OasInCittà scorre sul Corriere

La giornalista Marta Ghezzi, venuta a visitare il parco, è rimasta rapita dall’area naturalistica e le ha dedicato un bel “pezzo” nella pagina “Cultura e tempo libero” del Corriere della Sera di oggi (13/10/19).
A noi fa sempre piacere quando si porta a conoscenza della città la realtà di questo parco che offre ai cittadini ambienti non certo comuni, come gli orti collettivi e l’oasi, unitamente all’opportunità, per chi lo vuole, di partecipare attivamente alla loro costruzione e manutenzione in uno spirito fattivo, solidale, e anche… in allegria.

Ci fa ancora più piacere che questa voltasi sia puntata l’attenzione sull’Oasi, il nostro intervento nel parco di cui noi stessi parliamo di meno, pur essendo stata la “pietra miliare” della nostra attività associativa.
È chiaro che creare l’habitat  per il ritorno di fauna selvatica – deve seguire i tempi lunghi della Natura, una tempistica che non si presta a fornire news eclatanti.
Eppure, proprio negli ultimi due anni,  l’operazione di rimboschimento arbustivo ha dato i suoi risultati: le mille e più piantine messe a dimora  nel 2015-2016 sulla fascia pianeggiante contigua alle sponde, hanno formato una fitta e alta boscaglia che – proprio in questo autunno – ha regalato un tripudio di colori.

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L’area boschiva di pertinenza della roggia dalla piantumazione (2015), alla lenta crescita degli arbusti, fino all’esplosione nel corso degli ultimi due anni.

Nel frattempo, nell’ambito del progetto Milano Smart Park Segantini, abbiamo sistemato un bel pezzo dell’alveo e delle sponde, e realizzato un bellissimo sentiero che permette di passeggiare nella quiete – un po’ irreale in una grande città – ammirando la crescente varietà di piante, colori e fragranze.
Tutto fatto, allora? Neanche per idea: alla fine dell’estate è stata finalmente “consegnata” al Comune anche la parte nord del parco, il che significa che tutto il lavoro fatto finora va sulla parte sud va replicato nel corrispondente tratto della roggia, che forse è anche il più bello eroicamente  fronzuto, ma anche quello che richiede il maggior lavoro di risistemazione degli argini.
Intanto, anche la fauna selvatica comincia a ritornare, come ha rilevato anche la Lipu, individuando una ventina di specie avicole che dimorano o frequentano abitualmente quest’area verde e sempre più ricca di biodiversità.

Certo…  degli orti si parla di più, noi stessi ne parliamo di più sia perchè richiedono un lavoro più costante e continuativo, sia perchè i risultati arrivano moltopiù velocemente e sono anche molto più… gustosi!
Il collegamento degli orti con il mondo del cibo offre una quantità di spunti e agganci, dalla buona cucina alla sostenibilità fino all’equità, riscuotendo grande interesse da parte di tutti.
Lo ha dimostrato la nostra mostra “Orti, cibo e salute” con cui abbiamo messo a disposizione del pubblico le nozioni acquisite  nel seminario in quattro incontri (tutti riferiti e commentati in questo stesso blog) che abbiamo organizzato questa primavera.

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Un gruppo di visitatori nel giorno di “orti aperti” che abbiamo organizzato il 29 settembre, giornata conclusiva di Greenweek  e un “gruppo di lettura” mentre esamina e commenta e discute animatamente i cartelloni della mostra “Orti, cibo e Salute”: nove tabelloni densi dei dati che abbiamo raccolto nel corso dei quattro incontri “Mangiare bene e sostenibilità in città” di cui abbiamo dato ampi resoconti in queste pagine.

 

Benedetta Frare
Milano Smart Park #SegantiniNews

Mercato equo+consumatore informato = cibo etico

Più di quaranta persone hanno partecipato al quarto e ultimo incontro “Mangiare bene e sostenibilità in città” organizzato dall’Associazione nell’ambito del progetto Milano Smart Park#Segantini. Questa volta abbiamo affrontato il tema della distribuzione e della ristorazione, esaminando due aspetti che solitamente non vengono messi in relazione: il commercio equo e il fast-food, entrambi parte importante del sistema alimentare attuale.

Commercio equo: con la tua spesa puoi rendere il mondo più giusto.

Benedetta Frare, di Fairtrade Italia, ci ha dato alcune importanti informazioni:
  • fairtrade (commercio equo) è un marchio globale che certifica una produzione nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente
  • Che in Italia questi prodotti si possono trovare in migliaia di punti vendita a un prezzo che, a parità di qualità, non dovrebbe essere molto più alto di quello dei prodotti concorrenti senza certificazione.
  • La definizione del prezzo dipende dal distributore che li fornisce.
  • Tutta la grande distribuzione fornisce prodotti Fairtrade e quindi, per trovare prodotti equi a un prezzo accessibile e sufficiente ricercarli in grande distribuzione.
  • tra i prodotti certificati da Fairtrade si annoverano: caffè, banane, cacao, thè, ananas, zucchero di canna, cotone e anche oro.
Fairtrade logo

Impariamo a riconoscere il logo del commercio equo.

La mission di Fairtrade è quella di supportare i piccoli agricoltori, innanzitutto facendo loro ottenere un prezzo di acquisto che garantisca  la sicurezza economica – anche quando il prezzo crolla sui mercati finanziari) e la sicurezza sul lavoro per i lavoratori Attraverso i fondi di un premio economico, Fairtrade promuove investimenti sia in impianti produttivi sia nella formazione, soprattutto agronomica per migliorare la produzione sostenibile e la qualità del prodotto, e facilita l’accesso al mercato e fornisce infrastrutture per la comunità (scuole, ambulatori medici, pozzi d’acqua). Anche il cambiamento climatico in atto svantaggia i produttori; per questo, ci ha spiegato Benedetta, Fairtrade lavora insieme agli agricoltori su come minimizzare gli effetti adattando le coltivazioni alle nuove condizioni etiche. Inoltre Fairtrade incentiva il coinvolgimento delle donne nelle attività della cooperativa o in attività collegate per garantire una indipendenza economica.

Il nostro cibo: pagarlo il giusto e sapere chi lo produce

Prima di tutto, dobbiamo tener conto del fatto che l’80% del cibo nel mondo è prodotto da  piccoli agricoltori, quelli che hanno campi di coltivazione inferiori ai due ettari di estensione. Poi dobbiamo sapere che la distribuzione convenzionale paga al produttore solo il 2% del prezzo di vendita al consumatore, nel caso delle banane e il 12% per il caffè, Fairtrade invece paga al produttore circa il 30% del prezzo di vendita, sia per il banano che per il caffè. Nel caso del caffè, Benedetta ci ha raccontato che in America Centrale, a causa del basso prezzo di mercato, quest’anno i produttori hanno minacciato di non raccogliere il caffè, perché  con il prezzo attuale non riescono neanche a coprire le spese. Se gli agricoltori non raccolgono il caffè, ci sono due conseguenze che danneggiano sia i produttori sia i consumatori: il prezzo del caffè disponibile aumenta, gli agricoltori, che non riescono a vivere lavorando la terra, migrano.

Come funziona il prezzo garantito Fairtrade

Per i loro prodotti, gli agricoltori fissano con Fairtrade un prezzo che possa coprire i costi necessari per una produzione sostenibile, e hanno la garanzia  che questo prezzo sarà mantenuto anche se i minimin di mercato saranno più bassi,e che non subirà dli effetti delle speculazioni finanziarie.. Dietro tutti questi prodotti esotici e anche quelli agricoli, ci sono persone, piccoli agricoltori che lavorano. Ecco perché noi, come consumatori, scegliendo prodotti del commercio equo, possiamo sostenere un sistema alimentare migliore, più giusto.per chi produce e più sostenibile a livello ambientale Benedetta ci ha detto che per l’utilizzo del marchio Fairtrade prende una piccola percentuale del prezzo di vendita, che serve a pagare i controlli annuali sui produttori, esportatori/importatori e sulla manifattura.
Benedetta Frare

Benedetta Frare: “Fairtrade riesce a mantenere il prezzo minimo stabilito anche quando il prezzo di mercato è più basso: in questo caso entra in gioco la fiducia del consumatore,  disposto a pagare un prezzo più alto grazie alla garanzia del marchio”.

Il mondo del fast-food (Quick service restaurants, QSR)

Fabian Novoa, direttore della catena di approvvigionamento (supply chain) di Wok to Walk a Barcellona, ha più di 10 anni di esperienza in acquisti, logistica e garanzia della qualità nel mondo fast-food  in Europa, Stati Uniti e America Latina. Fabian ha cominciato il suo intervento spiegando come viene disegnato il menu nel fast-food: una volta i bisogni del consumatore, che è la cosa più importante,  inizia la fase di ricerca e sviluppo, marketing e creazione della supply chain. Ovviamente, l’innovazione è la chiave di questo processo..

Come i consumatori hanno influenzato le proposte del fast-food

Fabian ci ha detto che dal 2010 a oggi, per ciò che riguarda gli additivi, il fast-food ha ridotto il contenuto di zucchero e sale: il glutammato (MSG) è stato sostituito, si utilizzano condimenti e coloranti naturali al posto di quelli artificiali e l’uso di conservanti viene monitorato. Per quanto riguarda l’olio, dal 2010 è stato ridotto l’utilizzo dell’olio di palma (a causa della deforestazione prodotta in Indonesia, viene usato solo quello da fonti certificate), e sostituito con altri tipi di oli come il girasole, la soia, la canola, la colza e la miscela di oli. Le informazioni relative alle calorie presenti nel menu esistono solo dal 2010. Negli Stati Uniti, tutti i menù devono dichiarare il contenuto calorico. Oggigiorno, i consumatori chiedono sempre di più prodotti con meno calorie, specialmente nei menu per bambini. Fabian ci ha raccontato che anche il mondo del soft drink sta cambiando. Dal 2000, Pepsi e Coca Cola hanno esitato sul mercato bevande con basso contenuto (leggero) o senza zucchero (zero) e stanno diversificando il loro assortimento, offrendo prodotti come il tè e l’acqua aromatizzata. La tendenza del packaging sta cambiando il materiale dei contenitori: dalla plastica alla carta, anche di minore spessore. In Europa, dal 2020 non ci saranno più plastiche mono uso. Fabian sostiene che l’aumento della ricchezza nei paesi in via di sviluppo, si riflette nell’ aumento del consumo di cibo e cioè dovremmo aspettarci nel futuro una domanda maggiore di cibo nel mondo.
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Fabian Novoa: “Il fast food si evolve secondo le richieste dei consumatori, che esigono ingredienti più naturali e maggiori informazioni (provenienza, qualità, ecc.) sui prodotti .  Ci auguriamo che si prosegua in questa giusta direzione.”

 

Il cibo che integra e si integra

Di integrazione questa volta ci ha parlato Hujian Zhou, conosciuto anche come “Agie”, venuto dalla Cina in Italia quando aveva 14 anni, senza sapere una parola di italiano. La storia che ci racconta ci dice che si è integrato perfettamente: Agie è un imprenditore nato, un ragazzo beneducato e istruito, e grato alle persone delle opportunità che la vita gli ha dato, ed è anche un ambasciatore straordinario della cultura cinese. Racconta che mentre stava cercando un locale per vendere vestiti, conobbe il proprietario della storica Macelleria Sirtori in via Paolo Sarpi, la chinatown milanese. Walter Sirtori aveva in affitto un piccolo locale di 15 mq di fianco alla macelleria. I due scoprono di avere lo stesso sogno: Agie, quello di aprire un locale di cucina tradizionale cinese; Walter, di avere di fianco un piccolo negozio complementare alla sua macelleria. Agie, laureato alla Bocconi, non è un cuoco, però capisce subito che cosa vuole fare, sa chi lo sa fare e, con Walter Sirtori come socio, individua che la chiave del successo è utilizzare gli ingredienti italiani di qualità: la carne della macelleria che Walter sceglie personalmente negli allevamenti biodinamici della Langhe. Ma anche la farina, le verdure e le uova che si utilizzano sono locali e organiche. Per distinguersi ancora di più dal comune ristorante cinese, decide di offrire solo due piatti, ma preparati al massimo livello: i ravioli e le crepes, cucinati con dalle sue “zie” (parola di rispetto usata per donne adulte) con il cui aiuto ha  inizio la sua avventura imprenditoriale. A distanza di circa 4 anni, la Ravioleria Sarpi è conosciuta e apprezzata dai milanesi. che  sono disposti ad aspettare in coda per mangiare in piedi o portare a casa i suoi buoni ravioli. Una volta al mese vengono organizzano anche corsi di ravioli che durano un paio d’ore e si concludono gustando insieme i ravioli appena cucinati.
Agie cucina ravioli

Un piccolo corso di ravioleria lo abbiamo avuto al termine della giornata, quando nella miglior tradizione di questi nostri incontri, arriva il momento della cucina: Agie e il suo collega Weici hanno preparato i famosi ravioli sotto gli occhi attenti dei partecipanti. E poi l’assaggio, anzi un vero e proprio assalto: buonissimi, davvero speciali. L’impasto contiene farina, acqua e un poco di curcuma per conferire il tipico colore giallo; il ripieno di carne è composto da una mescoladi carne e verdura in parti uguali : quindi si tratta di un piatto ben bilanciato.  Agie ci ha confidato il segreto della magrezza dei cinesi sta proprio nei pasti bilanciati, pochi dolci e pochissimo alcool.

  Recentemente Agie ha aperto di fianco alla Ravioleria un altro piccolo locale chiamato Ravioleria 25 che offre street-food cinese tradizionale (involtini freschi, baozi e mo) cucinato utilizzando  prodotti italiani di qualità  Ma c’è di più: in viale Monza 4 ha aperto la trattoria Le Nove Scodelle, un ristorante cinese che propone le specialità della cucina della regione Sichuan unendo anche qui le antiche tradizioni culinarie cinesi con gli ingredienti italiani di qualità. Agie ci rivela infine che  sta lavorando al suo ultimo progetto di ristorante che seguirà la formula tradizione cinese/qualità italiana, però con un stile diverso… siamo molto curiosi e andremo a vederlo appena possibile, anche perché ci sono tante cose che vorremmo sapere sulla cultura cinese. Intanto complimenti per le idee e per il lavoro, e grazie per gli ottimi ravioli.
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Agie (Hujian Zhou): “Voglio creare una franchising dei miei ristoranti, e curare che tutti rimangano autentici”

 

Conclusione.

Benedetta e Fabian concordano sul fatto che il consumatore ha il potere di condizionare il sistema alimentare se si informa e impara a scegliere liberamente, sia supportando i piccoli agricoltori comprando prodotti del commercio equo, sia scegliendo prodotti più naturali. Agie ci ha mostrato che la valorizzazione della propria cultura unitamente al rispetto delle altre persone e delle loro culture, la capacità di assumersi rischi per realizzare i propri sogni e la riconoscenza per ciò che di positivo si è ricevuto gli hanno permesso non solo di integrarsi in Italia ma anche di affermarsi e proprio nella città italiana più avanzata e competitiva. Filo rosso: il consumatore deve crescere, informarsi e essere consapevole che le sue scelte condizionano i produttori. È in corso un processo di  sviluppo di alternative di proposte di vendita che crea un sistema concorrenziale non più solo basato sul prezzo, ma arricchito della variabile qualità. Nutrirsi con prodotti di qualità comporta una piccola differenza di costo rispetto al consumo di prodotti di scarsa qualità, e al contempo produce significative miglioramenti per la salute consumatori , per le condizioni di vita dei piccoli produttori agricoli, e per la sostenibilità ambientale, quindi per la salute del pianeta. Quindi: mangiare sano fa bene a tutti.
Grafico biocapacita impronta
Milano Smart Park #SegantiniNews

Cibo buono e pianeta sano…

Il terzo dei quattro incontri organizzati dall’Associazione nell’ambito del progetto Milano Smart Park#Segantini è dedicato all’agricoltura e al consumo di cibo sostenibili e al rispetto della biodiversità tanto nell’orto quanto in cucina.
Questo report è piuttosto corposo: anticipiamo un sommario degli argomenti trattati:

L’incontro, seguito da più di trenta persone, è iniziato con il prof. Mario Casari, geografo, che ci ha illustrato molto chiaramente le problematiche attuali legate alla produzione e al consumo di cibo, e ci ha raccontato l’evoluzione storica del cibo dall’antichità greco-romana ad oggi.

Consumiamo di più di quanto la terra produce?  C’è cibo per tutti?

Con queste due domande, Mario ha introdotto il tema dell’attuale situazione del rapporto fra produzione e consumo di cibo nel mondo: cioè, la sostenibilità alimentare.
Il dato di partenza è che nel nostro pianeta vivono 7.6 miliardi di persone,  si produce cibo per 12 miliardi… eppure, più di 800 milioni soffrono ancora la fame (FAO). E allo stesso tempo ogni circa un terzo di tutto il cibo prodotto in un anno – 1,3 miliardi di tonnellate di cibo– viene sprecata.
      Il problema non è solo nella distribuzione, come si tende a pensare. Per capire come stanno davvero le cose, ci spiega due concetti molto importanti: la biocapacità e l’impronta ecologica.

  • La biocapacità è la quantità di ettari produttivi di risorse utili per la nostra vita (acqua pulita, aria, terreni salubri, foreste, aree di pesca, riparo) disponibili per ogni persona.
  • L’impronta ecologica invece si riferisce al consumodi terra fertile in ettari per ognuno di noi (foreste, energie, seminativo, pascolo, area edificata e area di pesca).

L’impronta ecologica è andata aumentando in continuazione dal 1960 al 2010: oggi per mantenere il nostro stile di vita avremmo bisogno di un pianeta e mezzo.
Se  continuiamo così, per il 2050 ce ne serviranno due!

Grafico biocapacita impronta

Nei grafici che Mario ci ha presentato, si vede chiaramente che oggi l’impronta ecologica della popolazione mondiale è molto più grande che quella della biocapacità della Terra: ogni abitante consuma una media di 2,7 ettari, mentre il pianeta può mettere a disposizione 1,8 ettari per ogni abitante. E la popolazione continua a crescere.

Ma l’impronta ecologica e la biocapacità non sono la stessa per tutte le persone in tutte le nazioni. Ad esempio, negli Stati Uniti questi valori sono 8 e 3,9 ettari, in Italia 3 e 1,1 ettari e in Gabon 2,7 e 29 ettari, rispettivamente (Footprint network).
    Ciò significa che di questi tre paesi solo il Gabon può permettersi di consumare i 2,7 ettari perché ha una biocapacità alta: quindi il Gabon involontariamente aiuta l’Italia e gli Stati Uniti che non hanno la biocapacità per mantenere il loro stile di vita.

Mario ci informa che nel 2013 tutti i paesi membri delle Nazione Unite (193) si sono impegnati a raggiugere 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals o, SDGs) per il 2030.Questi obiettivi, ognuno con i suoi target specifici, sono strettamente collegati tra loro e si occupano di:

  • salvaguardare le risorse naturali: proteggere la vita sulla terra (SDG 15) e sott’acqua (SDG 14), garantire acqua pulita e igiene per tutti (SDG 6) e prendere azioni per il clima (SDG 13);
  • promuovere lo sviluppo sociale: zero povertà (SDG 1), zero fame (SDG 2), garantire salute e benessere (SDG 3), istruzione di qualità (SDG 4), uguaglianza di genere (SDG 5), energia pulita (SDG 7), sostenibilità nelle città (SDG 11) e pace (SDG 16) e;
  • favorire lo sviluppo economico: promuovere il lavoro dignitoso (SDG 8), l’industria, l’infrastruttura e l’innovazione (SDG 9), la riduzione delle diseguaglianze (SDG 10) e la produzione e il consumo responsabili (SDG 12).

L’ultimo obiettivo (SGD 17) è costruire partnership per raggiungere gli altri obiettivi. Insomma, se raggiungiamo questi obiettivi, potremo vivere in modo sostenibile. Proviamoci!!

Furto di terra fertile – Land grabbin
Un altro fenomeno interessante da considerare nel contesto della sostenibilità è il land grabbin: paesi come Cina, Giappone, Arabia Saudita e Emirati Arabi, che non hanno abbastanza terra per produrre gli alimenti e energia sufficienti per la propria popolazione, prendono terra da altri paesi sotto forma d’investimenti, speculazione e acquisendo aziende alimentari e dei biocarburanti.

La nostra salute e quella della Terra sono legate a filo doppio
Per concludere il discorso sulla sostenibilità Mario ci spiega qual è la correlazione tra la salute umana e la produzione sostenibile, riferendosi al rapporto dello  studio di The EAT-Lancet Commission: una dieta ricca di alimenti a base vegetale e con meno alimenti di origine animale conferisce benefici sia alla salute sia all’ambiente.

Doppia piramide

Mario ci ha mostrato anche la doppia piramide dello studio della Fondazione BCFN (Barilla Center for Food and Nutrition) dove si vede sia il collegamento tra gli alimenti nelle quantità suggerite per una dieta sana e sostenibile, sia l’impatto ambientale determinato dalla produzione di questi alimenti.

La dieta proposta dallo studio consiste in un mezzo piatto di verdure e frutta e l’altra metà, del piatto, suddivisa per contributo di calorie, dovrebbe contenere cereali integrali, proteine vegetali, oli vegetali insaturi e, facoltativamente, una modesta quantità di proteine animali.
     Non c’è però ancora consenso su cosa costituisca una dieta salutare e sostenibile estesa a tutti gli abitanti del pianeta, che nel 2050 saranno 10 miliardi .
      L’energia per la vita si acquisisce attraverso il cibo. E il cibo è prodotto dall’agricoltura e quindi per sfamare tutti i 7,6 miliardi di abitanti della Terra,  e 10 miliardi nel 2050 bisognerà che la produzione di cibo sia sostenibile.
     Serve sapere quale è la nostra impronta personale: chi è interessato a calcolarla può riempire il formulario che si trova alla fine dello studio di Legambiente.

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Mario Casari“Per vivere in modo sostenibile, la nostra impronta ecologica non dovrebbe mai superare la biocapacità della Terra. Ma questo succede già oggi!

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Storia del nostro cibo

Mario Casari ci ha raccontato le ragioni geografiche e le vicende storiche che hanno dato luogo al nostro cibo italiano, considerato un patrimonio culturale: in un viaggio nel tempo e nel mondo, che riassumiamo qui di seguito abbiamo visto come gli incontri fra popoli hanno modificato le abitudini alimentari nel corso della storia.
Civiltà Greco-Romana
Domina la triade alimentare cereali, vite e ulivo,integrati con legumi, ortaggi e latticini. Questa triade alimentare al tempo aveva una connotazione divina: cereali, vite e ulivo erano donati agli uomini rispettivamente dagli dei Demetra/Cerere (nome greco/nome latino), divinità materna della Terra, Dioniso/Bacco, dio della viticoltura e Atena/Minerva (protettrice delle arti, delle città e della giustizia). La carne, distribuita gerarchicamente come simbolo dell’unità della città, si poteva mangiare solo in occasione dei sacrifici in onore di questi dei.
Civiltà europea medievale
I “barbari”. La triade vegetale grecoromana pane-vino-olio integrata con legumi, ortaggi e latticini si incontra e si scontra con la triade animale longobarda e germanica di carne (e lardo), burro(e latte), cui si aggiunge più tardi la birradelle popolazioni slave e baltiche, e sidroin Inghilterra. I prodotti della foresta, del pascolo bradoe della cacciaerano gli alimenti dei guerrieri. Nel tempo è avvenuto uno scambio che ha ristrutturato entrambe le diete: la carne viene accettata dall’Europa romana, soprattutto il maiale e pane vino e olio dai “barbari”. Si forma così un nuovo modello alimentare cristiano-romano-germanico: la cristianità insiste sul valore simbolico di pane, vino e olio,ma ammette la carne e lo strutto, derivanti dall’allevamento di maiali e bovini, pur unendola con i vegetali e il pesce.
L’Islam. L’influenza della presenza islamica sulla civiltà europea medievale contribuisce ad arricchire ulteriormente il nostro modello alimentare: da un iniziale conflitto alimentare (per gli islamici il pane è sostituito dalle focacce, e si proibisce il vino e il maiale) si passa ben presto a uno scambio di prodotti: gli arabi introducono gli agrumi(arance, limoni, cedri)lozucchero di canna, le melanzane, i carciofi, gli spinaci, il riso, la pasta e le spezie che si diffonderanno con i commerci conseguenti alle crociate.
    La cultura islamica presenta anche la caratteristica del digiuno annuale, il Ramadan e il fatto di non mangiare “carogne”: il digiuno giornaliero veniva rotto con una certa gradualità con datteri, frutta fresca e zuppe. La carneviene purificataseguendo delle procedure di macellazione: rivolgersi verso la Mecca, pronunciare «in nome di Dio», tagliare la gola e fare uscire tutto il sangue, perché è impuro. Invece, alcuni animali come il maiale e il cane sono impuri e non possono essere consumati. Le carni più consumate sono gli ovini: agnello, montone e la cacciagione: cervi, mufloni, gazzelle, lepri e conigli.
L’ebraismo. Influenza a sua volta le abitudini alimentari della civiltà europea medievale. Per gli ebrei anche il comportamento alimentare è un elemento che serve per differenziarsi dagli altri popoli. Anche qui troviamo animali puri e impuri. Sono considerati animali puriilbue, l’agnello, il capretto, il cervo (i ruminanti che hanno lo zoccolo bipartito) e i pesci con le pinne e squame, mentre quelli impuri sono: il maiale, il cammello, la lepre, il coniglio e tutti i pesci senza pinne e squame come l’anguilla, i crostacei, gamberi e molluschi. Mangiare alla giudaica, per i cristiani, è segno di buona qualità per la cura dei cibi e del gusto. Per differenziarsi da islamici e cristiani, gli ebrei si sono concentrati sulla lavorazione delle uova con miele e zucchero per i dolcie sull’allevamento delle oche e la produzione del fegato d’oca, e sulpesce salato: acciughe, sardine, aringhe, tonno sott’olio e bottarga.

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Una storia di integrazione

Questa volta sul tema dell’integrazione ha parlato Victor Edebuba, un ragazzo della Nigeria che ci da una mano nel parco grazie alla collaborazione che abbiamo con la cooperativa sociale Opera in Fiore.

Victor è venuto in Italia 4 anni fa dalla Nigeria (Imo State). Ancora non parla bene la nostra lingua, ma fra italiano, inglese e la voglia di raccontare (lui) e capire (noi) la sua storia, siamo riusciti a comunicare.
     Come tanti immigranti economici africani, è arrivato in Italia dopo un lungo percorso con diversi mezzi, fra cui tanti tratti a piedi (ci assicura che non ha pagato nulla per venire in Europa); “In Libia – ci ha detto – la situazione era molto brutta”; poi ha trovato una barca con molta difficoltà ha attraversato il Mediterraneo (“Eravamo in tanti. Io non so nuotare…”) e finalmente è sbarcato a Lampedusa.
      Sembra un ragazzo molto fortunato e molto grato all’Italia, che gli ha concesso un permesso di soggiorno e gli ha offerto un lavoro: ciò gli ha dato una certa tranquillità e serenità e lo fa sentire bene e ben accettato.
      Alle domande “Come ha contribuito il cibo al tuo processo d’integrazione?” e “Come ti trovi con il cibo Italiano?” Ci ha risposto semplicemente: “Tutto è buono; qui tutto è buono…”.

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Victor: “Sono contento, qui!”

Siamo molto contenti che il suo rapporto con l’Italia e con il cibo italiano sia positivo e di avere una piccola parte di questo processo.

 

L’armonia nell’orto ha bisogno di tutti i suoi “abitanti”

Paola Galaverni Veronesi agricoltore, progettista di giardini e appassionata del colore e delle piante spontanee (I Giardini di Galaian), ci ha raccontato le pratiche che utilizza per coltivare: la più importante delle quali è il rispetto di tutti i viventi che abitano nell’orto.
      Paola ci ha spiegato che anche le “erbacce” e gli organismi “cattivi”, come insetti, funghi, ecc., sono parte dell’ecosistema del nostro orto, nel quale sono controllate/regolate dagli altri organismi: se accettiamo la loro presenza poiché fanno parte del nostro ambiente, non li guarderemo più come nemici e avremo un orto più “armonico”.  
      A lei non piace definire le pratiche agricole che utilizza come organiche: al di là delle parole e dei marchi, quello che conta è praticare un’agricoltura rispettosa dell’ambiente

Pratiche tradizionali ed ecologiche
Insieme al suo compagno Francesco, Paola lavora la terra usando pratiche ecologiche, quelle tradizionali dei vecchi contadini: la concimazione, la rotazione, la consociazione, la pacciamatura.
      Per concimare il terreno utilizzano pollina e poca calce (anche stallatico); questo viene fatto in autunno/inverno, in modo che il terreno, nutrito grazie all’attività dei microorganismi, sarà pronto per la primavera. 
     Per rigenerare i nutrienti del suolo e controllare le malattie fanno tre rotazioni all’anno in modo da assecondare i bisogni nutrizionali dei diversi ortaggi, perché alcune piante richiedono un’alta quantità di nutrienti, altre ne richiedono pochi, e altre ancora, al contrario, donano nutrienti al suolo (legumine, sovescio): ad esempio, dopo una coltura che richiede pochi nutrienti, piantano legumine e in seguito una coltura che richiede molti nutrienti (patata o cavoli).
     Una pratica che ci consiglia è la consociazione: ad esempio, la fragola beneficia di aglio o erba cipollina e simili per via delle loro proprietà fungicide; la calendula, coltivata in pieno orto, attira gli impollinatori a vantaggio degli altri ortaggi.  Il pomodoro, ci raccomanda Paola, va abbinato al tagete e al nasturzio, ma non va mai messo vicino alla patata.
       Last but not least, la pacciamatura è molto importante perché aiuta a trattenere l’umidità e protegge la vita nel terreno: Paola e Francesco utilizzano la paglia che, contrariamente alla plastica, con il tempo viene degradata, contribuendo a concimare il terreno. Le erbacce, ci assicura Paola, sono un’ottima pacciamatura.

Non sottovalutate le erbacce!
Inoltre, ci spiega che per prevenire e curare le malattie degli ortaggi si possono utilizzare anche delle piante e prodotti naturali: ad esempio, per controllare i funghi ci raccomanda il macerato d’ortica o equiseto, mentre l‘Euforbia lathyris produce un lattice tossico che tiene lontane le talpe (attenzione, però, ai bambini!).
       Ci raccomanda di osservare il comportamento della natura: “Le piante spontanee sono indicatrici del nostro ambiente“. Anche che  le cosiddette “erbacce” hanno un ruolo molto importante nell’orto, perché ci permettono di capire la qualità del nostro terreno: ad esempio l’ortica cresce in un terreno ricco di sostanze nutritive.
        In Italia, da sempre, le erbe spontanee sono state parte integrante della nostra cultura alimentare: all’arrivo della primavera servivano come integratori alimentari e come disintossicatori del corpo dopo l’inverno. Oggi, questa cultura è meno diffusa e mangiamo sfortunatamente solo un numero molto ridotto di verdure, frutta e animali.
   

Il prato me lo mangio
Per godere della generosità della natura in primavera, abbiamo chiesto a Paola di prepararci un risotto con ortica, lupino, plantago e foglie di malva, che abbiamo raccolto nel nostro parco.

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Paola Galaverni Veronesi è stata lo chef per più di otto anni di una locanda nel colline di Parma. Grazie Paola, il risotto era stupendo!

Conclusione

Il cibo è un bell’esempio d’integrazione, perché diffonde idee e culture, si integra e integra.
     È indispensabile per la sostenibilità del nostro pianeta e per la nostra esistenza riequilibrare il nostro stile di vita, pensando alle risorse della terra nel rispetto della biocapacità.
      Le diete sostenibili fortunatamente sono anche salutari per noi e per il nostro pianeta.
     Avere un lavoro dignitoso e la sicurezza d’una vita tranquilla è un ingrediente fondamentale dell’integrazione.
     Il rispetto di tutta la vita (piante, animali, batteri, funghi) è la chiave per la produzione sostenibile degli alimenti.
      Le erbacee e tutte le piante sono parte della natura e per avere un ecosistema sano non dobbiamo e sradicarle.
      La conoscenza delle piante spontanee ci premette non solo d’incrementare la biodiversità della nostra dieta, ma anche di apprezzare la generosità della natura.

 

 

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Milano Smart Park #SegantiniNews

Agricoltura sostenibile e buona cucina

Più di trenta persone hanno partecipato al secondo dei quattro incontri “Mangiare bene e sostenibilità in città” che organizziamo nell’ambito del progetto MilanoSmartPark #Segantini. Questo incontro è stato dedicato alla sostenibilità globale del cibo.  la sua produzione e il suo consumo possono essere sostenibili solo se si considerano tutte le componenti alle quali il cibo è strettamente legato: ambiente, società ,economia. Cibo buono, pulito e giusto Ce ne ha parlato Carlo Casti, filosofo del benessere e appassionato del “buon cibo”, che ha esordito dicendoci che il gusto del cibo e il piacere di mangiare è un diritto di noi umani, e che questo “diritto al piacere” è stato il pilastro del movimento Slow Food di cui è uno dei fondatori. Ci ha anche consigliato di esercitarlo, questo diritto, “viziandoci” una volta ogni tanto con esperienze culinarie d’alta qualità… anche se costano più dall’usuale. La cultura del cibo di qualità ha man mano affiancato al “buono” anche il “pulito” e il “giusto”, il che, ingloba chiaramente il concetto di sostenibilità. Slow Food oggi promuove il “diritto di tutti a un cibo buono, pulito e giusto” e la tutela della biodiversità alimentare. Alleanza consumatori produttori Carlo ci ha spiegato che per arrivare a questo obiettivo,sono stati creati i “presìdi” perché è importante supportare i produttori pagando un prezzo giusto per  il loro lavoro in modo che possano produrre prodotti di qualità rispettando e proteggendo la natura.  Certamente perché questo diritto sia per tutti, i produttori devono essere equamente remunerati e il prodotto venduto deve avere un prezzo accessibile. Questo può essere raggiunto quando noi, i consumatori, inizieremo a rispettare il lavoro dei produttori pagando un prezzo giusto.
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“Sono le nostre scelte come consumatori che definiscono supportano che tipo di economia e di società abbiamo”

Dall’intensivo al sostenibile Maria Salomé Gachet ci ha raccontato la storia dell’Azienda Agricola “El Remanzo” in Ecuador per quanto riguarda la produzione di banane. El Remanzo azienda agricola che impiega 27 persone e ha una superficie di 80 ettari di cui 47 sono destinati alla coltivazione della banana, 30 alla coltivazione di olio di palma, e 3 a foresta e zone di vegetazione per proteggere l’acqua. I proprietari – due ingegneri agronomi, Gabriela e Esteban, – avevano  iniziato nove anni fa scegliendo la produzione convenzionale e intensiva: nel caso delle banane, ciò comporta l’uso dei fungicidi per controllare la Sigatoka, un fungo devastante all’interno della monocoltura,  e del fertilizzante, perché la coltivazione della banana consuma molte sostanze nutritive. Ben presto si sono convinti che dovevano essere più rispettosi con l’ambiente e hanno cambiato rotta e cominciato a praticare l’agricoltura di “precisione e conservazione”, utilizzando i nutrienti necessari per avere una buona produzione senza alterare le condizioni naturali del terreno. Come è stato ottenuto. Sono molti gli accorgimenti che hanno adottato per ottenere questo scopo.
  • Praticano “l’agricoltura di precisione e conservazione”, cioè analizzano quattro volte l’anno sia il terreno sia le foglie per sapere quanti nutrienti ci sono ancora nel suolo e quanto la pianta stia assimilando i nutrienti. Hanno anche una sonda che analizza sempre “in situ” i nutrienti di una soluzione di terreno. Fanno una concimazione frazionata una volta al mese con ciò di cui ha bisogno la coltura, evitando la perdita di azoto per evaporazione e il blocco del fosforo.
  • Per ridurre il numero di fumigazioni utilizzano una soluzione di microrganismi efficienti (Biol), che viene applicata per via aerea. Si conseguono così tre risultati positivi: riempire la coltivazione con i microrganismi che apportano i nutrienti attraverso la meteorizzazione(=decomposizione di minerali nel terreno) rendendoli accessibili alle piante 2. aumentare la materia organica e quindi la fertilità del terreno e la concimazione delle foglie 3. permette il ripopolamento dei microrganismi nelle foglie: in questo modo la Sigatoka non è l’unico microrganismo, creando un temporaneo equilibrio che riduce la malattia nella coltivazione e aumenta la biodiversità dei microrganismi nell’ambiente. Questo ha permesso di eliminare 5 o forse anche 6 fumigazioni con fungicida all’anno .
  • Inoltre, le banane invendute vengono tritate, inoculate con microrganismi e riportate al campo, restituendo alla coltivazione i nutrienti che avevano assorbito.
  • Per controllare le infestanti utilizzano il decespugliatore che, rispetto al controllo chimico, è meno tossico, evita la contaminazione dei corpi idrici e protegge la biodiversità.
  • Per controllare i nematodi ed altri parassiti nel terreno hanno introdotto anche i funghi benefici.
  • Per proteggere i bacini d’acqua dalle fumigazioni aeree stanno piantando bijao o paja toquilla, piante con foglie voluminose che creano una barriera naturale. Le microgocce fungicide si attaccano alle foglie ed evitano alle gocce di raggiungere l’acqua.
  • Per aiutare la biodiversità e l’ambiente stanno iniziando a piantare alberi in una terra vicina alla piantagione di banane.
  • Sul lato commerciale si sono certificati come commercio equo, una forma di commercio che deve garantire un prezzo equo al produttore e ai suoi dipendenti, e anche la protezione dell’ambiente.
La certificazione “fair trade” è stata una cosa molto positiva per El Remanso, perché le persone sono felici di lavorare con loro e usufruiscono anche di molti corsi di formazione: sulla salute, la gestione agrochimica, ’ ambiente, e presto anche un corso sull’economia familiare (risparmio, finanza). L’intenzione è di coinvolgere in un prossimo futuro l’intera comunità, perché nelle campagne in Ecuador c’è povertà. A un altro provvedimento che avevano adottato, usare come coperture sacchi di plastica senza insetticida, hanno dovuto rinunciare: queste coperture sono usate per prevenire danni al grappolo e per consentire la traspirazione e il controllo della temperatura non devono essere ermetiche, cosicché gli insetti riescono a attraversarle causando danni alle banane: le vespe, ad esempio, producono linee fini sulla buccia che creano cicatrici. Se ci sono più di due cicatrici, il compratore restituisca le banane, cosicché l’impiego di coperture senza pesticidi ha causato un numero maggiore di danni, riducendo i punti dell’azienda e alla percezione della qualità della sua produzione. Si è dovuto tornare alle coperture con i pesticidi. La gente di El Remanso crede in un’agricoltura responsabile nella quale gli agrochimici vengono utilizzati correttamente e allo stesso tempo possono combinare tecnologie organiche che ci garantiscono un prodotto di altissima qualità, senza trascurare la componente sociale che per loro è la più importante, e sono fiduciosi che poco a poco i mercati apriranno le loro menti e tutti insieme lotteremo per un mondo più sostenibile.
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”È importante educare il consumatore a capire che la vera qualità non è una banana perfetta, senza segni, tratti o linee nere.”…

Il video su El Remanzo Ingles è visibile cliccando qui.   Storie di integrazione. Questa volta  di integrazione ha parlato Melani Rodriguez di Johanson, una nostra socia immigrata dal Salvador quando era ancora bambina “Ero arrivata a Milano dopo il grosso terremoto di 1986 quando avevo 11 anni con la mia mamma e la mia sorella. La mamma era venuta prima perché aveva già un lavoro in Italia. Nella Milano di quel tempo Io e mia sorella eravamo le uniche straniere nella scuola.” In quanto al cibo, Melani racconta: …“Al principio non mangiavo niente, ma dopo mi sono adattata molto bene. Infatti pensavo “che bello che qua l’uva si trova sempre, mentre nel Salvador ci sono solo a Natale.”… Durante tutto questo tempo, Melani non è tornata in Salvador e non ha mai più mangiato frutta tropicale: …”il sapore di quella importata non sarà mai lo stesso della frutta che raccoglievo dagli alberi.”… Il cibo ha avuto un ruolo nell’integrazione di Melani in una città lontana dalle tue origini? “Sì, mi sono integrata nella cultura Italiana anche attraverso il cibo, lasciando la tradizione culinaria salvadoregna.”
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Melani racconta la sua esperienza di immigrata

  Un ristorante che percorre sostenibilmente la strada della sostenibilità Per concludere questo secondo incontro, Alice Delcourt, chef del ristorante “Erba Brusca” insieme al suo socio e partner, l’enologo Danilo ci hanno raccontato come lavorano. L’Erba Brusca si trova in via Alzaia Naviglio Pavese 286, all’inizio della grande area agricola al sud di Milano. Sul bordo del Naviglio, il ristorante ha della terra dove vengono coltivati ortaggi ed erbe aromatiche che tuttavia, per la sua piccola dimensione, non riesce a fornire verdura a sufficienza per gli 80 coperti che offre il ristorante. Ma i titolari hanno comprato dell’altra terra e presto diventeranno più auto-sufficienti. Per loro è importante lavorare con prodotti di qualità e la qualità la valutano tramite il gusto e il rispetto per l’ambiente e le persone. I loro fornitori, perlopiù sono aziende agricole di lunga  esperienza, sono virtuosi in quello che fanno perché rispettano la tradizione dei loro prodotti e l’ambiente. Per l’Erba Brusca è anche importante pagare il prezzo giusto perché sono consapevoli che tutti devono poter contare su un’entrata sufficiente alla fine del mese, e la sostenibilità è anche l’unica maniera di mantenere la qualità nel tempo (=essere sostenibile). Per questo motivo, ci ha raccontato Alice, non servono manzo perché in Italia non hanno ancora trovato un allevamento che rispetta i loro criteri di qualità. Ci ha detto che negli Stati Uniti, dove i criteri di qualità del cibo in generale sono più bassi che in Italia, stranamente si trovano allevamenti di manzo virtuosi. Il menu offre prodotti che preservano questa filosofia del rispetto. La verdura di stagione ha un ruolo molto importante all’Erba Brusca. Danilo ha detto che i traguardi si raggiungono a poco a poco: all’inizio non è possibile fare tutto bene in termini di sostenibilità: per esempio, non possono permettersi,  di comprare sempre nei presidi Slow Food, ma ovviamente li supportano nella misura in cui possono). Infatti, l’Erba brusca è un ristorante che esiste già da 7 anni, e ciò ci dimostra che è possibile lavorare in un modo sostenibile, pagando il prezzo giusto i produttori che lavorano rispettando l’ambiente, in modo tale che ci sia un profitto economico per tutti all’interno della comunità che si crea intorno al cibo. Bravi ragazzi, davvero!
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Alice e Danilo: “Con un passo alla volta si arriva lontano

  E, per finire, ravioli alle verdure degli ortimisti Alla fine della serata Alice, che ha portato la pasta pronta e la verdura del nostro orto già cotta (broccoletti e foglie tenere, un porro e qualche foglie di cavolo riccio, insomma, quello che c’era nell’orto), dopo il suo intervento ha mescolato la verdura con un pò di ricotta, parmigiano, qualche tuorlo e sale e ha fatto un ripieno “stupendo”. Dopo ci ha insegnato a fare il riempimento. Alla fine i ravioli già cotti sono state mantecati con burro e la pelle di limone e sono stati serviti con delle foglie di senape anch’esse del nostro orto.
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È stato delizioso, grazie Alice!

Conclusione. Il cibo come elemento fondamentale per uno sviluppo a sostenibilità globale. Lega fra loro: la qualità dei componenti e il rispetto della terra nel produrli, la possibilità per tutti gli esseri umani di lavorare per produrli e consumarli nel rispetto dei diritti di tutti. In questo incontro abbiamo continuato a tendere il nostro filo rosso: mostrare diverse avventure di integrazione di persone che sono giunte in Italia, imparare a fare cucina con ingredienti naturali dei nostri orti  e con ricette della tradizione, che tutti possono apprendere. E soprattutto non dobbiamo dimenticare che le nostre scelte quotidiane su ciò che mangiamo hanno conseguenze sul mondo in cui viviamo, non solo a localmente ma anche a livello globale.  
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Milano Smart Park #SegantiniNews

Una serata scientifica e gastronomica

Mangiare bene e sostenibilità in città –  1 Più di trenta persone si sono iscritte al primo dei quattro incontri organizzati dall’Associazione nell’ambito del progetto Milano Smart Park #Segantini. Il tema è stato: microorganismi e il loro ruolo nel corpo umano. Qui di seguito la sintesi dell’intervento della dottoressa Clelia Peano, ricercatrice presso l’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR e coordinatrice dell’Unità di Genomica dell’Istituto Clinico Humanitas: “Microbioma intestinale, in correlazione con diverse diete, stili di vita e con l’insorgenza delle malattie”
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la ricercatrice Clelia Peano, a sinistra,                           e Salomè Gachet, moderatrice dell’incontro.

 Che cosa è il microbioma? Il microbioma umano è l’insieme di tutti microrganismi (batteri) che popolano il nostro corpo. Nel corpo umano, la pelle e l’intestino sono gli organi che hanno una maggiore diversità di specie (più di mille specie in ciascuna) seguite dalla cavità orale (più di seicento specie).  Perché è importante il microbioma? Il microbioma è importante perché il nostro corpo è popolato da batteri: le cellule batteriche che colonizzano il nostro corpo sono 10 volte più numerose delle nostre cellule umane.  Qual è il ruolo del microbioma? Nell’intestino i microrganismi sono responsabili di molte funzioni come: estrarre energia dal cibo, produrre vitamine, regolare il sistema immunitario, il livello di glucosio e il metabolismo.  Come opera il microbioma per controllare queste funzioni  del corpo a livello sistemico? Il microbioma agisce attraverso la produzione di metaboliti (composti chimici prodotti del metabolismo) che possono contribuire al mantenimento di un stato d’equilibrio sistemico. L’alterazione del corretto equilibrio del microbioma e della sua interazione con le cellule del sistema immunitario è detta dibiosi e può essere  correlata con l’insorgenza di malattie come asma/eczema, diabete, obesità, malattie epatiche, depressione, malattie cardiache, cancro al colon e malattie infiammatorie intestinali.  Che differenza c’è fra un microbioma sano e un microbioma malato?  Una differenza importante è legata all’abbondanza relativa fra diversi generi di batteri: un microbioma malato o disbiotico presenta un rapporto più alto tra batteri del tipo femicutes/ bacteroidetes, che può indurre infiammazione, mentre un microbioma sano presenta un rapporto più alto tra batteri del tipo bacteroidetes/fermicutesche può essere correlato con  il mantenimento di bassi livelli di infiammazione. Una dieta povera di fibre, in cui abbondano gli alimenti altamente processati (industriali)ed elevati livelli di zuccheri predispone alla disbiosi del microbioma intestinale.  Quali fattori influenzano la composizione del microbioma? Il microbioma è un ecosistema che interagisce e che si adatta continuamente, come un commensale, all’organismo che lo ospita.
  • Una dieta povera di fibre e ricca di cibo processato, di zuccheri e di prodotti di origine animale, o derivata da agricoltura intensiva, è può facilutare la creazione di un microbioma disbiotico.
  • Uno stile di vita in cui si fa un’attività fisica scarsa, un uso eccessivo di antibiotici, può compromettere l’equilibrio il nostro microbioma.
  • Anche i farmaci non-antibiotici hanno un effetto sulla composizione e sulla funzionalità del microbioma: per esempio un uso eccessivo di oppioidi può rallentare il processo digestivo, gli antipsicotici possono avere un effetto antibatterico diretto, i gastroprotettori posso causare tumore allo stomaco.
  • I nostri geni hanno un ruolo importantenello sviluppo del nostro microbioma intestinale,questo è stato dimostrato in uno studio in cui dall’analisi di 416 coppie di gemelli è stato osservato che i gemelli identici (omozigoti) hanno un microbioma più simile tra di loro rispetto ai gemelli diversi (eterozigoti).
 Due storie per capire meglio come il microbioma intestinale si evolve e si trasforma adattandosi nel corso della nostra vita: Uno studio della ricercatrice ha confrontato il microbioma  di due popolazioni molto diverse: gli Hazda, e gli Italiani.
  • Gli Hadza sono un popolo nomade, gli ultimi cacciatori e raccoglitori rimasti sulla Terra, hanno uno stile di vita simile a quello degli uomini del Paleolitico di oltre 10.000 anni fa: non hanno mai sperimentato né l’agricoltura né l’allevamento.
  • Gli Italiani emiliani partecipanti al campione, sono “civilizzati”, hanno uno stile di vita occidentale e vivono in ambienti urbanizzati.
  • Il microbioma degli Hadza è dominato da batteri che servono a degradare le fibre. Quello del campione di Italiani è specializzato nella degradazione dei carboidrati; poichè le diete di questi due popoli hanno una composizione molto differente, la dieta degli Hadza è molto più diversificata e prevede il consumo di grandi quantità di fibre e proteine, mentre la dieta degli italiani è per più del 50% costituita da carboidrati.
  • Nel microbioma degli Hadza non ci sono Bifidobatteri che sono invece presenti nel microbioma di tutti gli altri esseri umani. Il loro microbioma è diverso da quello di tutti gli altri popoli: Africani, Europei, Americani.
  • Il Microbioma del campione di Italiani è ricco di batteri che svolgono funzioni per metabolizzare farmaci, antibiotici e inquinanti. Queste funzioni sono totalmente assenti nel micorbiome degli Hadza.
  • I geni per la resistenza agli antibiotici presenti nell’intestino degli Hadza derivano dai batteri del suolo, che sono produttori di antibiotici, e sono per loro un vantaggio.
  • I geni per la resistenza agli antibiotici nell’intestino del campione di Italiani derivano dall’eccessivo uso di questi farmaci e sono per noi uno svantaggio.
Nella ricerca è stato confrontato anche il microbioma di individui di età molto diversa: neonati e centenari, per capire come il microbioma si sviluppa e si trasforma nel corso della nostra vita
  • Il microbioma dei Neonati è dominato dai Bifidobatteri, essenziali per la digestione degli oligosaccaridi contenuti nel latte materno e per lo sviluppo corretto del sistema immunitario.
  • L’interruzione dell’allattamento al seno permette la completa maturazione del microbioma intestinale del neonato.
  • Il microbioma della madre è la principale fonte da cui derivano le specie e i ceppi batterici che si trovano nel microbioma dei neonati.
  • Il microbioma è essenziale per lo sviluppo corretto del sistema immunitario nei neonati.
  • Nei centenari e ultra-centenari i microbioma intestinale si differenzia dal microbioma che ci colonizza per tutta la vita.
  • Nei Centenari e ultra-centenari il microbioma è essenziale per il mantenimento dello stato di salute e dell’equilibrio con il sistema immunitario ed è caratterizzato dalla presenza del genere batterico delle Christensenellaceae.
 Quali sono i vantaggi dello  studio clinico del microbioma intestinale? Lo studio del microbioma intestinale può essere fondamentale perla prevenzione, la diagnosi precoce, la terapia; può aiutare  a integrare le terapie farmacologiche con un’alimentazione personalizzata.  Cosa ci aspetta nel futuro? Una volta che saranno stabiliti e validati dei marcatori affidabili, associati al microbioma intestinale, sarà possibile integrare l’analisi del microbioma (da campioni fecali) con altre analisi non invasive (campioni di urine, sangue e  saliva) per combinare diversi parametri clinici e ottenere così una diagnosi completa che possa permettere in futuro di individuare terapie personalizzate che prevedano l’associazione di farmaci e dieta.  Conclusione:Il nostro stile di vita (alimentazione, esercizio fisico, assunzione di farmaci) influisce sulla nostra salute. La qualità del cibo che mangiamo, la quantità e la diversità nella dieta influiscono sul’equilibrio del nostro microbioma e conseguentemente sulla nostra salute.
Calogero lr
Calogero Passarello, immigrato dalla Sicilia alla fine degli anni ’60, ricorda:”A poco a poco aa Milano è arrivato molto cibo tradizionale del sud. Però la pianta del tenerume – una varietà di zucca, le cui foglie sono indispensabili per il minestrone siciliano – non si trova neanche oggi.“.   Così lui ha dovuto importare i semi. E oggi questa verdura, e tanti altri ortaggi, li coltiva negli orti dell’Associazione insieme  ad altri volontari, milanesi e non, che hanno imparato ad apprezzarla.
Zen lr

Giuseppe Zen, nel suo breve intervento che introduceva la conclusione gioiosamente “culinaria” dell’incontro, da lui diretta: “Dovremmo fare più attenzione a quello che ingeriamo piuttosto che a ciò che mettiamo sul nostro corpo!”

Al termine degli interventi si è avviata l’animata fabbricazione delle fettuccine al triplo burro imperiale, la cui degustazione ha costituito la gioiosa conclusione dell’incontro.

[wpvideo 7GuyFE1k] Ecco infine il programma completo degli incontri “Mangiare bene e sostenibilità in città”Schermata 2019-03-05 alle 17.27.30