L’OasInCittà scorre sul Corriere
La giornalista Marta Ghezzi, venuta a visitare il parco, è rimasta rapita dall’area naturalistica e le ha dedicato un bel “pezzo” nella pagina “Cultura e tempo libero” del Corriere della Sera di oggi (13/10/19).
A noi fa sempre piacere quando si porta a conoscenza della città la realtà di questo parco che offre ai cittadini ambienti non certo comuni, come gli orti collettivi e l’oasi, unitamente all’opportunità, per chi lo vuole, di partecipare attivamente alla loro costruzione e manutenzione in uno spirito fattivo, solidale, e anche… in allegria.
Ci fa ancora più piacere che questa voltasi sia puntata l’attenzione sull’Oasi, il nostro intervento nel parco di cui noi stessi parliamo di meno, pur essendo stata la “pietra miliare” della nostra attività associativa.
È chiaro che creare l’habitat per il ritorno di fauna selvatica – deve seguire i tempi lunghi della Natura, una tempistica che non si presta a fornire news eclatanti.
Eppure, proprio negli ultimi due anni, l’operazione di rimboschimento arbustivo ha dato i suoi risultati: le mille e più piantine messe a dimora nel 2015-2016 sulla fascia pianeggiante contigua alle sponde, hanno formato una fitta e alta boscaglia che – proprio in questo autunno – ha regalato un tripudio di colori.

L’area boschiva di pertinenza della roggia dalla piantumazione (2015), alla lenta crescita degli arbusti, fino all’esplosione nel corso degli ultimi due anni.
Nel frattempo, nell’ambito del progetto Milano Smart Park Segantini, abbiamo sistemato un bel pezzo dell’alveo e delle sponde, e realizzato un bellissimo sentiero che permette di passeggiare nella quiete – un po’ irreale in una grande città – ammirando la crescente varietà di piante, colori e fragranze.
Tutto fatto, allora? Neanche per idea: alla fine dell’estate è stata finalmente “consegnata” al Comune anche la parte nord del parco, il che significa che tutto il lavoro fatto finora va sulla parte sud va replicato nel corrispondente tratto della roggia, che forse è anche il più bello eroicamente fronzuto, ma anche quello che richiede il maggior lavoro di risistemazione degli argini.
Intanto, anche la fauna selvatica comincia a ritornare, come ha rilevato anche la Lipu, individuando una ventina di specie avicole che dimorano o frequentano abitualmente quest’area verde e sempre più ricca di biodiversità.
Certo… degli orti si parla di più, noi stessi ne parliamo di più sia perchè richiedono un lavoro più costante e continuativo, sia perchè i risultati arrivano moltopiù velocemente e sono anche molto più… gustosi!
Il collegamento degli orti con il mondo del cibo offre una quantità di spunti e agganci, dalla buona cucina alla sostenibilità fino all’equità, riscuotendo grande interesse da parte di tutti.
Lo ha dimostrato la nostra mostra “Orti, cibo e salute” con cui abbiamo messo a disposizione del pubblico le nozioni acquisite nel seminario in quattro incontri (tutti riferiti e commentati in questo stesso blog) che abbiamo organizzato questa primavera.

Un gruppo di visitatori nel giorno di “orti aperti” che abbiamo organizzato il 29 settembre, giornata conclusiva di Greenweek e un “gruppo di lettura” mentre esamina e commenta e discute animatamente i cartelloni della mostra “Orti, cibo e Salute”: nove tabelloni densi dei dati che abbiamo raccolto nel corso dei quattro incontri “Mangiare bene e sostenibilità in città” di cui abbiamo dato ampi resoconti in queste pagine.
Mercato equo+consumatore informato = cibo etico
Commercio equo: con la tua spesa puoi rendere il mondo più giusto.
Benedetta Frare, di Fairtrade Italia, ci ha dato alcune importanti informazioni:- fairtrade (commercio equo) è un marchio globale che certifica una produzione nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente
- Che in Italia questi prodotti si possono trovare in migliaia di punti vendita a un prezzo che, a parità di qualità, non dovrebbe essere molto più alto di quello dei prodotti concorrenti senza certificazione.
- La definizione del prezzo dipende dal distributore che li fornisce.
- Tutta la grande distribuzione fornisce prodotti Fairtrade e quindi, per trovare prodotti equi a un prezzo accessibile e sufficiente ricercarli in grande distribuzione.
- tra i prodotti certificati da Fairtrade si annoverano: caffè, banane, cacao, thè, ananas, zucchero di canna, cotone e anche oro.

Impariamo a riconoscere il logo del commercio equo.
Il nostro cibo: pagarlo il giusto e sapere chi lo produce
Prima di tutto, dobbiamo tener conto del fatto che l’80% del cibo nel mondo è prodotto da piccoli agricoltori, quelli che hanno campi di coltivazione inferiori ai due ettari di estensione. Poi dobbiamo sapere che la distribuzione convenzionale paga al produttore solo il 2% del prezzo di vendita al consumatore, nel caso delle banane e il 12% per il caffè, Fairtrade invece paga al produttore circa il 30% del prezzo di vendita, sia per il banano che per il caffè. Nel caso del caffè, Benedetta ci ha raccontato che in America Centrale, a causa del basso prezzo di mercato, quest’anno i produttori hanno minacciato di non raccogliere il caffè, perché con il prezzo attuale non riescono neanche a coprire le spese. Se gli agricoltori non raccolgono il caffè, ci sono due conseguenze che danneggiano sia i produttori sia i consumatori: il prezzo del caffè disponibile aumenta, gli agricoltori, che non riescono a vivere lavorando la terra, migrano.Come funziona il prezzo garantito Fairtrade
Per i loro prodotti, gli agricoltori fissano con Fairtrade un prezzo che possa coprire i costi necessari per una produzione sostenibile, e hanno la garanzia che questo prezzo sarà mantenuto anche se i minimin di mercato saranno più bassi,e che non subirà dli effetti delle speculazioni finanziarie.. Dietro tutti questi prodotti esotici e anche quelli agricoli, ci sono persone, piccoli agricoltori che lavorano. Ecco perché noi, come consumatori, scegliendo prodotti del commercio equo, possiamo sostenere un sistema alimentare migliore, più giusto.per chi produce e più sostenibile a livello ambientale Benedetta ci ha detto che per l’utilizzo del marchio Fairtrade prende una piccola percentuale del prezzo di vendita, che serve a pagare i controlli annuali sui produttori, esportatori/importatori e sulla manifattura.
Benedetta Frare: “Fairtrade riesce a mantenere il prezzo minimo stabilito anche quando il prezzo di mercato è più basso: in questo caso entra in gioco la fiducia del consumatore, disposto a pagare un prezzo più alto grazie alla garanzia del marchio”.
Il mondo del fast-food (Quick service restaurants, QSR)
Fabian Novoa, direttore della catena di approvvigionamento (supply chain) di Wok to Walk a Barcellona, ha più di 10 anni di esperienza in acquisti, logistica e garanzia della qualità nel mondo fast-food in Europa, Stati Uniti e America Latina. Fabian ha cominciato il suo intervento spiegando come viene disegnato il menu nel fast-food: una volta i bisogni del consumatore, che è la cosa più importante, inizia la fase di ricerca e sviluppo, marketing e creazione della supply chain. Ovviamente, l’innovazione è la chiave di questo processo..Come i consumatori hanno influenzato le proposte del fast-food
Fabian ci ha detto che dal 2010 a oggi, per ciò che riguarda gli additivi, il fast-food ha ridotto il contenuto di zucchero e sale: il glutammato (MSG) è stato sostituito, si utilizzano condimenti e coloranti naturali al posto di quelli artificiali e l’uso di conservanti viene monitorato. Per quanto riguarda l’olio, dal 2010 è stato ridotto l’utilizzo dell’olio di palma (a causa della deforestazione prodotta in Indonesia, viene usato solo quello da fonti certificate), e sostituito con altri tipi di oli come il girasole, la soia, la canola, la colza e la miscela di oli. Le informazioni relative alle calorie presenti nel menu esistono solo dal 2010. Negli Stati Uniti, tutti i menù devono dichiarare il contenuto calorico. Oggigiorno, i consumatori chiedono sempre di più prodotti con meno calorie, specialmente nei menu per bambini. Fabian ci ha raccontato che anche il mondo del soft drink sta cambiando. Dal 2000, Pepsi e Coca Cola hanno esitato sul mercato bevande con basso contenuto (leggero) o senza zucchero (zero) e stanno diversificando il loro assortimento, offrendo prodotti come il tè e l’acqua aromatizzata. La tendenza del packaging sta cambiando il materiale dei contenitori: dalla plastica alla carta, anche di minore spessore. In Europa, dal 2020 non ci saranno più plastiche mono uso. Fabian sostiene che l’aumento della ricchezza nei paesi in via di sviluppo, si riflette nell’ aumento del consumo di cibo e cioè dovremmo aspettarci nel futuro una domanda maggiore di cibo nel mondo.
Fabian Novoa: “Il fast food si evolve secondo le richieste dei consumatori, che esigono ingredienti più naturali e maggiori informazioni (provenienza, qualità, ecc.) sui prodotti . Ci auguriamo che si prosegua in questa giusta direzione.”
Il cibo che integra e si integra
Di integrazione questa volta ci ha parlato Hujian Zhou, conosciuto anche come “Agie”, venuto dalla Cina in Italia quando aveva 14 anni, senza sapere una parola di italiano. La storia che ci racconta ci dice che si è integrato perfettamente: Agie è un imprenditore nato, un ragazzo beneducato e istruito, e grato alle persone delle opportunità che la vita gli ha dato, ed è anche un ambasciatore straordinario della cultura cinese. Racconta che mentre stava cercando un locale per vendere vestiti, conobbe il proprietario della storica Macelleria Sirtori in via Paolo Sarpi, la chinatown milanese. Walter Sirtori aveva in affitto un piccolo locale di 15 mq di fianco alla macelleria. I due scoprono di avere lo stesso sogno: Agie, quello di aprire un locale di cucina tradizionale cinese; Walter, di avere di fianco un piccolo negozio complementare alla sua macelleria. Agie, laureato alla Bocconi, non è un cuoco, però capisce subito che cosa vuole fare, sa chi lo sa fare e, con Walter Sirtori come socio, individua che la chiave del successo è utilizzare gli ingredienti italiani di qualità: la carne della macelleria che Walter sceglie personalmente negli allevamenti biodinamici della Langhe. Ma anche la farina, le verdure e le uova che si utilizzano sono locali e organiche. Per distinguersi ancora di più dal comune ristorante cinese, decide di offrire solo due piatti, ma preparati al massimo livello: i ravioli e le crepes, cucinati con dalle sue “zie” (parola di rispetto usata per donne adulte) con il cui aiuto ha inizio la sua avventura imprenditoriale. A distanza di circa 4 anni, la Ravioleria Sarpi è conosciuta e apprezzata dai milanesi. che sono disposti ad aspettare in coda per mangiare in piedi o portare a casa i suoi buoni ravioli. Una volta al mese vengono organizzano anche corsi di ravioli che durano un paio d’ore e si concludono gustando insieme i ravioli appena cucinati.
Un piccolo corso di ravioleria lo abbiamo avuto al termine della giornata, quando nella miglior tradizione di questi nostri incontri, arriva il momento della cucina: Agie e il suo collega Weici hanno preparato i famosi ravioli sotto gli occhi attenti dei partecipanti. E poi l’assaggio, anzi un vero e proprio assalto: buonissimi, davvero speciali. L’impasto contiene farina, acqua e un poco di curcuma per conferire il tipico colore giallo; il ripieno di carne è composto da una mescoladi carne e verdura in parti uguali : quindi si tratta di un piatto ben bilanciato. Agie ci ha confidato il segreto della magrezza dei cinesi sta proprio nei pasti bilanciati, pochi dolci e pochissimo alcool.

Agie (Hujian Zhou): “Voglio creare una franchising dei miei ristoranti, e curare che tutti rimangano autentici”
Conclusione.
Benedetta e Fabian concordano sul fatto che il consumatore ha il potere di condizionare il sistema alimentare se si informa e impara a scegliere liberamente, sia supportando i piccoli agricoltori comprando prodotti del commercio equo, sia scegliendo prodotti più naturali. Agie ci ha mostrato che la valorizzazione della propria cultura unitamente al rispetto delle altre persone e delle loro culture, la capacità di assumersi rischi per realizzare i propri sogni e la riconoscenza per ciò che di positivo si è ricevuto gli hanno permesso non solo di integrarsi in Italia ma anche di affermarsi e proprio nella città italiana più avanzata e competitiva. Filo rosso: il consumatore deve crescere, informarsi e essere consapevole che le sue scelte condizionano i produttori. È in corso un processo di sviluppo di alternative di proposte di vendita che crea un sistema concorrenziale non più solo basato sul prezzo, ma arricchito della variabile qualità. Nutrirsi con prodotti di qualità comporta una piccola differenza di costo rispetto al consumo di prodotti di scarsa qualità, e al contempo produce significative miglioramenti per la salute consumatori , per le condizioni di vita dei piccoli produttori agricoli, e per la sostenibilità ambientale, quindi per la salute del pianeta. Quindi: mangiare sano fa bene a tutti.Cibo buono e pianeta sano…
Il terzo dei quattro incontri organizzati dall’Associazione nell’ambito del progetto Milano Smart Park#Segantini è dedicato all’agricoltura e al consumo di cibo sostenibili e al rispetto della biodiversità tanto nell’orto quanto in cucina.
Questo report è piuttosto corposo: anticipiamo un sommario degli argomenti trattati:
- Sostenibilità: Consumiamo più cibo di quanto la Terra produce? (Mario Casari)
- Storia del nostro cibo (Mario Casari)
- Una storia di integrazione
- L’armonia dell’orto ha bisogno di tutti i suoi “abitanti” (Paola Galaverni Villoresi)
L’incontro, seguito da più di trenta persone, è iniziato con il prof. Mario Casari, geografo, che ci ha illustrato molto chiaramente le problematiche attuali legate alla produzione e al consumo di cibo, e ci ha raccontato l’evoluzione storica del cibo dall’antichità greco-romana ad oggi.
Consumiamo di più di quanto la terra produce? C’è cibo per tutti?
Con queste due domande, Mario ha introdotto il tema dell’attuale situazione del rapporto fra produzione e consumo di cibo nel mondo: cioè, la sostenibilità alimentare.
Il dato di partenza è che nel nostro pianeta vivono 7.6 miliardi di persone, si produce cibo per 12 miliardi… eppure, più di 800 milioni soffrono ancora la fame (FAO). E allo stesso tempo ogni circa un terzo di tutto il cibo prodotto in un anno – 1,3 miliardi di tonnellate di cibo– viene sprecata.
Il problema non è solo nella distribuzione, come si tende a pensare. Per capire come stanno davvero le cose, ci spiega due concetti molto importanti: la biocapacità e l’impronta ecologica.
- La biocapacità è la quantità di ettari produttivi di risorse utili per la nostra vita (acqua pulita, aria, terreni salubri, foreste, aree di pesca, riparo) disponibili per ogni persona.
- L’impronta ecologica invece si riferisce al consumodi terra fertile in ettari per ognuno di noi (foreste, energie, seminativo, pascolo, area edificata e area di pesca).
L’impronta ecologica è andata aumentando in continuazione dal 1960 al 2010: oggi per mantenere il nostro stile di vita avremmo bisogno di un pianeta e mezzo.
Se continuiamo così, per il 2050 ce ne serviranno due!

Nei grafici che Mario ci ha presentato, si vede chiaramente che oggi l’impronta ecologica della popolazione mondiale è molto più grande che quella della biocapacità della Terra: ogni abitante consuma una media di 2,7 ettari, mentre il pianeta può mettere a disposizione 1,8 ettari per ogni abitante. E la popolazione continua a crescere.
Ma l’impronta ecologica e la biocapacità non sono la stessa per tutte le persone in tutte le nazioni. Ad esempio, negli Stati Uniti questi valori sono 8 e 3,9 ettari, in Italia 3 e 1,1 ettari e in Gabon 2,7 e 29 ettari, rispettivamente (Footprint network).
Ciò significa che di questi tre paesi solo il Gabon può permettersi di consumare i 2,7 ettari perché ha una biocapacità alta: quindi il Gabon involontariamente aiuta l’Italia e gli Stati Uniti che non hanno la biocapacità per mantenere il loro stile di vita.
Mario ci informa che nel 2013 tutti i paesi membri delle Nazione Unite (193) si sono impegnati a raggiugere 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals o, SDGs) per il 2030.Questi obiettivi, ognuno con i suoi target specifici, sono strettamente collegati tra loro e si occupano di:
- salvaguardare le risorse naturali: proteggere la vita sulla terra (SDG 15) e sott’acqua (SDG 14), garantire acqua pulita e igiene per tutti (SDG 6) e prendere azioni per il clima (SDG 13);
- promuovere lo sviluppo sociale: zero povertà (SDG 1), zero fame (SDG 2), garantire salute e benessere (SDG 3), istruzione di qualità (SDG 4), uguaglianza di genere (SDG 5), energia pulita (SDG 7), sostenibilità nelle città (SDG 11) e pace (SDG 16) e;
- favorire lo sviluppo economico: promuovere il lavoro dignitoso (SDG 8), l’industria, l’infrastruttura e l’innovazione (SDG 9), la riduzione delle diseguaglianze (SDG 10) e la produzione e il consumo responsabili (SDG 12).
L’ultimo obiettivo (SGD 17) è costruire partnership per raggiungere gli altri obiettivi. Insomma, se raggiungiamo questi obiettivi, potremo vivere in modo sostenibile. Proviamoci!!
Furto di terra fertile – Land grabbin
Un altro fenomeno interessante da considerare nel contesto della sostenibilità è il land grabbin: paesi come Cina, Giappone, Arabia Saudita e Emirati Arabi, che non hanno abbastanza terra per produrre gli alimenti e energia sufficienti per la propria popolazione, prendono terra da altri paesi sotto forma d’investimenti, speculazione e acquisendo aziende alimentari e dei biocarburanti.
La nostra salute e quella della Terra sono legate a filo doppio
Per concludere il discorso sulla sostenibilità Mario ci spiega qual è la correlazione tra la salute umana e la produzione sostenibile, riferendosi al rapporto dello studio di The EAT-Lancet Commission: una dieta ricca di alimenti a base vegetale e con meno alimenti di origine animale conferisce benefici sia alla salute sia all’ambiente.

Mario ci ha mostrato anche la doppia piramide dello studio della Fondazione BCFN (Barilla Center for Food and Nutrition) dove si vede sia il collegamento tra gli alimenti nelle quantità suggerite per una dieta sana e sostenibile, sia l’impatto ambientale determinato dalla produzione di questi alimenti.
La dieta proposta dallo studio consiste in un mezzo piatto di verdure e frutta e l’altra metà, del piatto, suddivisa per contributo di calorie, dovrebbe contenere cereali integrali, proteine vegetali, oli vegetali insaturi e, facoltativamente, una modesta quantità di proteine animali.
Non c’è però ancora consenso su cosa costituisca una dieta salutare e sostenibile estesa a tutti gli abitanti del pianeta, che nel 2050 saranno 10 miliardi .
L’energia per la vita si acquisisce attraverso il cibo. E il cibo è prodotto dall’agricoltura e quindi per sfamare tutti i 7,6 miliardi di abitanti della Terra, e 10 miliardi nel 2050 bisognerà che la produzione di cibo sia sostenibile.
Serve sapere quale è la nostra impronta personale: chi è interessato a calcolarla può riempire il formulario che si trova alla fine dello studio di Legambiente.

Mario Casari“Per vivere in modo sostenibile, la nostra impronta ecologica non dovrebbe mai superare la biocapacità della Terra. Ma questo succede già oggi!



Storia del nostro cibo
Mario Casari ci ha raccontato le ragioni geografiche e le vicende storiche che hanno dato luogo al nostro cibo italiano, considerato un patrimonio culturale: in un viaggio nel tempo e nel mondo, che riassumiamo qui di seguito abbiamo visto come gli incontri fra popoli hanno modificato le abitudini alimentari nel corso della storia.
Civiltà Greco-Romana
Domina la triade alimentare cereali, vite e ulivo,integrati con legumi, ortaggi e latticini. Questa triade alimentare al tempo aveva una connotazione divina: cereali, vite e ulivo erano donati agli uomini rispettivamente dagli dei Demetra/Cerere (nome greco/nome latino), divinità materna della Terra, Dioniso/Bacco, dio della viticoltura e Atena/Minerva (protettrice delle arti, delle città e della giustizia). La carne, distribuita gerarchicamente come simbolo dell’unità della città, si poteva mangiare solo in occasione dei sacrifici in onore di questi dei.
Civiltà europea medievale
I “barbari”. La triade vegetale grecoromana pane-vino-olio integrata con legumi, ortaggi e latticini si incontra e si scontra con la triade animale longobarda e germanica di carne (e lardo), burro(e latte), cui si aggiunge più tardi la birradelle popolazioni slave e baltiche, e sidroin Inghilterra. I prodotti della foresta, del pascolo bradoe della cacciaerano gli alimenti dei guerrieri. Nel tempo è avvenuto uno scambio che ha ristrutturato entrambe le diete: la carne viene accettata dall’Europa romana, soprattutto il maiale e pane vino e olio dai “barbari”. Si forma così un nuovo modello alimentare cristiano-romano-germanico: la cristianità insiste sul valore simbolico di pane, vino e olio,ma ammette la carne e lo strutto, derivanti dall’allevamento di maiali e bovini, pur unendola con i vegetali e il pesce.
L’Islam. L’influenza della presenza islamica sulla civiltà europea medievale contribuisce ad arricchire ulteriormente il nostro modello alimentare: da un iniziale conflitto alimentare (per gli islamici il pane è sostituito dalle focacce, e si proibisce il vino e il maiale) si passa ben presto a uno scambio di prodotti: gli arabi introducono gli agrumi(arance, limoni, cedri)lozucchero di canna, le melanzane, i carciofi, gli spinaci, il riso, la pasta e le spezie che si diffonderanno con i commerci conseguenti alle crociate.
La cultura islamica presenta anche la caratteristica del digiuno annuale, il Ramadan e il fatto di non mangiare “carogne”: il digiuno giornaliero veniva rotto con una certa gradualità con datteri, frutta fresca e zuppe. La carneviene purificataseguendo delle procedure di macellazione: rivolgersi verso la Mecca, pronunciare «in nome di Dio», tagliare la gola e fare uscire tutto il sangue, perché è impuro. Invece, alcuni animali come il maiale e il cane sono impuri e non possono essere consumati. Le carni più consumate sono gli ovini: agnello, montone e la cacciagione: cervi, mufloni, gazzelle, lepri e conigli.
L’ebraismo. Influenza a sua volta le abitudini alimentari della civiltà europea medievale. Per gli ebrei anche il comportamento alimentare è un elemento che serve per differenziarsi dagli altri popoli. Anche qui troviamo animali puri e impuri. Sono considerati animali puriilbue, l’agnello, il capretto, il cervo (i ruminanti che hanno lo zoccolo bipartito) e i pesci con le pinne e squame, mentre quelli impuri sono: il maiale, il cammello, la lepre, il coniglio e tutti i pesci senza pinne e squame come l’anguilla, i crostacei, gamberi e molluschi. Mangiare alla giudaica, per i cristiani, è segno di buona qualità per la cura dei cibi e del gusto. Per differenziarsi da islamici e cristiani, gli ebrei si sono concentrati sulla lavorazione delle uova con miele e zucchero per i dolcie sull’allevamento delle oche e la produzione del fegato d’oca, e sulpesce salato: acciughe, sardine, aringhe, tonno sott’olio e bottarga.

Una storia di integrazione
Questa volta sul tema dell’integrazione ha parlato Victor Edebuba, un ragazzo della Nigeria che ci da una mano nel parco grazie alla collaborazione che abbiamo con la cooperativa sociale Opera in Fiore.
Victor è venuto in Italia 4 anni fa dalla Nigeria (Imo State). Ancora non parla bene la nostra lingua, ma fra italiano, inglese e la voglia di raccontare (lui) e capire (noi) la sua storia, siamo riusciti a comunicare.
Come tanti immigranti economici africani, è arrivato in Italia dopo un lungo percorso con diversi mezzi, fra cui tanti tratti a piedi (ci assicura che non ha pagato nulla per venire in Europa); “In Libia – ci ha detto – la situazione era molto brutta”; poi ha trovato una barca con molta difficoltà ha attraversato il Mediterraneo (“Eravamo in tanti. Io non so nuotare…”) e finalmente è sbarcato a Lampedusa.
Sembra un ragazzo molto fortunato e molto grato all’Italia, che gli ha concesso un permesso di soggiorno e gli ha offerto un lavoro: ciò gli ha dato una certa tranquillità e serenità e lo fa sentire bene e ben accettato.
Alle domande “Come ha contribuito il cibo al tuo processo d’integrazione?” e “Come ti trovi con il cibo Italiano?” Ci ha risposto semplicemente: “Tutto è buono; qui tutto è buono…”.

Victor: “Sono contento, qui!”
Siamo molto contenti che il suo rapporto con l’Italia e con il cibo italiano sia positivo e di avere una piccola parte di questo processo.
L’armonia nell’orto ha bisogno di tutti i suoi “abitanti”
Paola Galaverni Veronesi agricoltore, progettista di giardini e appassionata del colore e delle piante spontanee (I Giardini di Galaian), ci ha raccontato le pratiche che utilizza per coltivare: la più importante delle quali è il rispetto di tutti i viventi che abitano nell’orto.
Paola ci ha spiegato che anche le “erbacce” e gli organismi “cattivi”, come insetti, funghi, ecc., sono parte dell’ecosistema del nostro orto, nel quale sono controllate/regolate dagli altri organismi: se accettiamo la loro presenza poiché fanno parte del nostro ambiente, non li guarderemo più come nemici e avremo un orto più “armonico”.
A lei non piace definire le pratiche agricole che utilizza come organiche: al di là delle parole e dei marchi, quello che conta è praticare un’agricoltura rispettosa dell’ambiente
Pratiche tradizionali ed ecologiche
Insieme al suo compagno Francesco, Paola lavora la terra usando pratiche ecologiche, quelle tradizionali dei vecchi contadini: la concimazione, la rotazione, la consociazione, la pacciamatura.
Per concimare il terreno utilizzano pollina e poca calce (anche stallatico); questo viene fatto in autunno/inverno, in modo che il terreno, nutrito grazie all’attività dei microorganismi, sarà pronto per la primavera.
Per rigenerare i nutrienti del suolo e controllare le malattie fanno tre rotazioni all’anno in modo da assecondare i bisogni nutrizionali dei diversi ortaggi, perché alcune piante richiedono un’alta quantità di nutrienti, altre ne richiedono pochi, e altre ancora, al contrario, donano nutrienti al suolo (legumine, sovescio): ad esempio, dopo una coltura che richiede pochi nutrienti, piantano legumine e in seguito una coltura che richiede molti nutrienti (patata o cavoli).
Una pratica che ci consiglia è la consociazione: ad esempio, la fragola beneficia di aglio o erba cipollina e simili per via delle loro proprietà fungicide; la calendula, coltivata in pieno orto, attira gli impollinatori a vantaggio degli altri ortaggi. Il pomodoro, ci raccomanda Paola, va abbinato al tagete e al nasturzio, ma non va mai messo vicino alla patata.
Last but not least, la pacciamatura è molto importante perché aiuta a trattenere l’umidità e protegge la vita nel terreno: Paola e Francesco utilizzano la paglia che, contrariamente alla plastica, con il tempo viene degradata, contribuendo a concimare il terreno. Le erbacce, ci assicura Paola, sono un’ottima pacciamatura.
Non sottovalutate le erbacce!
Inoltre, ci spiega che per prevenire e curare le malattie degli ortaggi si possono utilizzare anche delle piante e prodotti naturali: ad esempio, per controllare i funghi ci raccomanda il macerato d’ortica o equiseto, mentre l‘Euforbia lathyris produce un lattice tossico che tiene lontane le talpe (attenzione, però, ai bambini!).
Ci raccomanda di osservare il comportamento della natura: “Le piante spontanee sono indicatrici del nostro ambiente“. Anche che le cosiddette “erbacce” hanno un ruolo molto importante nell’orto, perché ci permettono di capire la qualità del nostro terreno: ad esempio l’ortica cresce in un terreno ricco di sostanze nutritive.
In Italia, da sempre, le erbe spontanee sono state parte integrante della nostra cultura alimentare: all’arrivo della primavera servivano come integratori alimentari e come disintossicatori del corpo dopo l’inverno. Oggi, questa cultura è meno diffusa e mangiamo sfortunatamente solo un numero molto ridotto di verdure, frutta e animali.
Il prato me lo mangio
Per godere della generosità della natura in primavera, abbiamo chiesto a Paola di prepararci un risotto con ortica, lupino, plantago e foglie di malva, che abbiamo raccolto nel nostro parco.

Paola Galaverni Veronesi è stata lo chef per più di otto anni di una locanda nel colline di Parma. Grazie Paola, il risotto era stupendo!
Conclusione
Il cibo è un bell’esempio d’integrazione, perché diffonde idee e culture, si integra e integra.
È indispensabile per la sostenibilità del nostro pianeta e per la nostra esistenza riequilibrare il nostro stile di vita, pensando alle risorse della terra nel rispetto della biocapacità.
Le diete sostenibili fortunatamente sono anche salutari per noi e per il nostro pianeta.
Avere un lavoro dignitoso e la sicurezza d’una vita tranquilla è un ingrediente fondamentale dell’integrazione.
Il rispetto di tutta la vita (piante, animali, batteri, funghi) è la chiave per la produzione sostenibile degli alimenti.
Le erbacee e tutte le piante sono parte della natura e per avere un ecosistema sano non dobbiamo e sradicarle.
La conoscenza delle piante spontanee ci premette non solo d’incrementare la biodiversità della nostra dieta, ma anche di apprezzare la generosità della natura.
Agricoltura sostenibile e buona cucina

“Sono le nostre scelte come consumatori che definiscono supportano che tipo di economia e di società abbiamo”
- Praticano “l’agricoltura di precisione e conservazione”, cioè analizzano quattro volte l’anno sia il terreno sia le foglie per sapere quanti nutrienti ci sono ancora nel suolo e quanto la pianta stia assimilando i nutrienti. Hanno anche una sonda che analizza sempre “in situ” i nutrienti di una soluzione di terreno. Fanno una concimazione frazionata una volta al mese con ciò di cui ha bisogno la coltura, evitando la perdita di azoto per evaporazione e il blocco del fosforo.
- Per ridurre il numero di fumigazioni utilizzano una soluzione di microrganismi efficienti (Biol), che viene applicata per via aerea. Si conseguono così tre risultati positivi: riempire la coltivazione con i microrganismi che apportano i nutrienti attraverso la meteorizzazione(=decomposizione di minerali nel terreno) rendendoli accessibili alle piante 2. aumentare la materia organica e quindi la fertilità del terreno e la concimazione delle foglie 3. permette il ripopolamento dei microrganismi nelle foglie: in questo modo la Sigatoka non è l’unico microrganismo, creando un temporaneo equilibrio che riduce la malattia nella coltivazione e aumenta la biodiversità dei microrganismi nell’ambiente. Questo ha permesso di eliminare 5 o forse anche 6 fumigazioni con fungicida all’anno .
- Inoltre, le banane invendute vengono tritate, inoculate con microrganismi e riportate al campo, restituendo alla coltivazione i nutrienti che avevano assorbito.
- Per controllare le infestanti utilizzano il decespugliatore che, rispetto al controllo chimico, è meno tossico, evita la contaminazione dei corpi idrici e protegge la biodiversità.
- Per controllare i nematodi ed altri parassiti nel terreno hanno introdotto anche i funghi benefici.
- Per proteggere i bacini d’acqua dalle fumigazioni aeree stanno piantando bijao o paja toquilla, piante con foglie voluminose che creano una barriera naturale. Le microgocce fungicide si attaccano alle foglie ed evitano alle gocce di raggiungere l’acqua.
- Per aiutare la biodiversità e l’ambiente stanno iniziando a piantare alberi in una terra vicina alla piantagione di banane.
- Sul lato commerciale si sono certificati come commercio equo, una forma di commercio che deve garantire un prezzo equo al produttore e ai suoi dipendenti, e anche la protezione dell’ambiente.

”È importante educare il consumatore a capire che la vera qualità non è una banana perfetta, senza segni, tratti o linee nere.”…

Melani racconta la sua esperienza di immigrata

Alice e Danilo: “Con un passo alla volta si arriva lontano

È stato delizioso, grazie Alice!
Una serata scientifica e gastronomica

la ricercatrice Clelia Peano, a sinistra, e Salomè Gachet, moderatrice dell’incontro.
- Una dieta povera di fibre e ricca di cibo processato, di zuccheri e di prodotti di origine animale, o derivata da agricoltura intensiva, è può facilutare la creazione di un microbioma disbiotico.
- Uno stile di vita in cui si fa un’attività fisica scarsa, un uso eccessivo di antibiotici, può compromettere l’equilibrio il nostro microbioma.
- Anche i farmaci non-antibiotici hanno un effetto sulla composizione e sulla funzionalità del microbioma: per esempio un uso eccessivo di oppioidi può rallentare il processo digestivo, gli antipsicotici possono avere un effetto antibatterico diretto, i gastroprotettori posso causare tumore allo stomaco.
- I nostri geni hanno un ruolo importantenello sviluppo del nostro microbioma intestinale,questo è stato dimostrato in uno studio in cui dall’analisi di 416 coppie di gemelli è stato osservato che i gemelli identici (omozigoti) hanno un microbioma più simile tra di loro rispetto ai gemelli diversi (eterozigoti).
- Gli Hadza sono un popolo nomade, gli ultimi cacciatori e raccoglitori rimasti sulla Terra, hanno uno stile di vita simile a quello degli uomini del Paleolitico di oltre 10.000 anni fa: non hanno mai sperimentato né l’agricoltura né l’allevamento.
- Gli Italiani emiliani partecipanti al campione, sono “civilizzati”, hanno uno stile di vita occidentale e vivono in ambienti urbanizzati.
- Il microbioma degli Hadza è dominato da batteri che servono a degradare le fibre. Quello del campione di Italiani è specializzato nella degradazione dei carboidrati; poichè le diete di questi due popoli hanno una composizione molto differente, la dieta degli Hadza è molto più diversificata e prevede il consumo di grandi quantità di fibre e proteine, mentre la dieta degli italiani è per più del 50% costituita da carboidrati.
- Nel microbioma degli Hadza non ci sono Bifidobatteri che sono invece presenti nel microbioma di tutti gli altri esseri umani. Il loro microbioma è diverso da quello di tutti gli altri popoli: Africani, Europei, Americani.
- Il Microbioma del campione di Italiani è ricco di batteri che svolgono funzioni per metabolizzare farmaci, antibiotici e inquinanti. Queste funzioni sono totalmente assenti nel micorbiome degli Hadza.
- I geni per la resistenza agli antibiotici presenti nell’intestino degli Hadza derivano dai batteri del suolo, che sono produttori di antibiotici, e sono per loro un vantaggio.
- I geni per la resistenza agli antibiotici nell’intestino del campione di Italiani derivano dall’eccessivo uso di questi farmaci e sono per noi uno svantaggio.
- Il microbioma dei Neonati è dominato dai Bifidobatteri, essenziali per la digestione degli oligosaccaridi contenuti nel latte materno e per lo sviluppo corretto del sistema immunitario.
- L’interruzione dell’allattamento al seno permette la completa maturazione del microbioma intestinale del neonato.
- Il microbioma della madre è la principale fonte da cui derivano le specie e i ceppi batterici che si trovano nel microbioma dei neonati.
- Il microbioma è essenziale per lo sviluppo corretto del sistema immunitario nei neonati.
- Nei centenari e ultra-centenari i microbioma intestinale si differenzia dal microbioma che ci colonizza per tutta la vita.
- Nei Centenari e ultra-centenari il microbioma è essenziale per il mantenimento dello stato di salute e dell’equilibrio con il sistema immunitario ed è caratterizzato dalla presenza del genere batterico delle Christensenellaceae.

- Calogero Passarello, immigrato dalla Sicilia alla fine degli anni ’60, ricorda:”A poco a poco aa Milano è arrivato molto cibo tradizionale del sud. Però la pianta del tenerume – una varietà di zucca, le cui foglie sono indispensabili per il minestrone siciliano – non si trova neanche oggi.“. Così lui ha dovuto importare i semi. E oggi questa verdura, e tanti altri ortaggi, li coltiva negli orti dell’Associazione insieme ad altri volontari, milanesi e non, che hanno imparato ad apprezzarla.

Giuseppe Zen, nel suo breve intervento che introduceva la conclusione gioiosamente “culinaria” dell’incontro, da lui diretta: “Dovremmo fare più attenzione a quello che ingeriamo piuttosto che a ciò che mettiamo sul nostro corpo!”
Al termine degli interventi si è avviata l’animata fabbricazione delle fettuccine al triplo burro imperiale, la cui degustazione ha costituito la gioiosa conclusione dell’incontro.
[wpvideo 7GuyFE1k] Ecco infine il programma completo degli incontri “Mangiare bene e sostenibilità in città”
Che cosa vuol dire “Mangiare bene”
Un ciclo di incontri per parlare della fisiologia della nutrizione in ambito cittadino.
Dal coltivar bene i nostri orti urbani è nata l’idea di imparare anche a consumare in modo corretto ciò che si raccoglie, e l’idea si è sviluppata fino a dar vita a una serie di quattro incontri sul mangiar sano: intendiamo approfondire i meccanismi della nutrizione a partire dai rapporti esistenti fra il nostro corpo e l’ambiente circostante, di cui è parte (nel nostro caso, la città); passando a brevi testimonianze di storie personali su come il cibo sia stato un veicolo di integrazione fra le diverse culture che si incontrano in una città sempre più cosmopolita; per finire al cucinare buono e sano.
Programma del Primo incontro I microorganismi e il loro ruolo nel corpo umano
(mercoledì 13 febbraio 2019 alle 18:30 nel salone di Opera in Fiore, via Ettore Ponti 13)
18:30 – “Microbioma intestinale in correlazione con diverse diete, stili di vita e con l’insorgere delle malattie” (Clelia Peano, ricercatrice Istituto di Genetica e Ricerca Biomedica CNR)
19:30 – Una storia di integrazione.
19.45 – Facciamo la sfoglia con Giuseppe Zen di Mangiari di Strada e Macelleria Popolare
20:45 Con la nostra pasta e con prodotti di fornitori selezionati, Giuseppe Zen ci preparerà le “Fettuccine triplo euro imperiale”. E, per accompagnare, cucineremo anche qualche verdura dell’orto.

Le “fettuccine triplo euro imperiale”, alla moda del Vero Alfredo di Roma, dove vengono servite con posate d’oro.
L’ingresso libero.
Chi volesse imparare a fare la sfoglia per la pasta deve prenotarsi entro lunedì 11 febbraio scrivendo un’email a info@parcosegantini,it Indicare nella mail se si dispone di un mattarello e di un tagliere per consentirci di predisporre le attrezzature.
115 nuovi alberi nel parco…
Il piano di alberatura del Comune di Milano è certamente in via di rafforzamento, come si può leggere nel comunicato che riportiamo di seguito.
NUOVI ALBERI IN ARRIVO A MILANO Sedicimila nuove piante in arrivo in città Saranno piantate in parchi, aiuole, viali e parcheggi. In via Assiano il primo intervento di Phytoremediation. Maran: “Verso una Milano 2030 sempre più verde”. E sabato si inaugura un nuovo lotto di Parco di Cascina Merlata Milano, 21 novembre 2018– Pioppi, aceri, frassini, querce. Ma anche liquidambar, tigli, robinie e sophore. Sono sedicimila gli alberi che verranno piantati a Milano nei prossimi mesi, a fronte di una stima di bambini nati nel 2018 che ammonta a 10.200 (erano 8.537 a ottobre). Una tendenza, quella sulla piantagione, in crescita rispetto agli anni passati: nel 2017 erano stati 14.921 i nuovi alberi mentre nel 2016 circa 9.200 (+ 74% di interventi in due anni). A dare il via ufficialmente alla stagione agronomica 2018/19 è stato oggi, Giornata nazionale degli alberi, l’assessore al Verde Pierfrancesco Maran, collaborando alla piantumazione delle otto lagerstroemie che da oggi rinverdiscono le nuove aiuole di via Bernina, riqualificata anche con un intervento di allargamento dei marciapiedi. “È un piano ricco e diversificato che comprende sia parchi e giardini sia viali, filari e parcheggi della città – dichiara l’assessore Maran -. Da un lato quindi rafforziamo il patrimonio arboreo nelle grandi aree verdi, dall’altro rendiamo più belli e sostenibili dei luoghi urbani di passaggio. Anche il numero delle alberature cresce, e lo farà maggiormente nei prossimi anni con il piano di forestazione su scala metropolitana cui abbiamo iniziato a lavorare insieme al Politecnico per costruire insieme la Milano del 2030. Una città molto più verde, con almeno venti nuovi parchi, la realizzazione del grande Parco Metropolitano e tre milioni di nuove aree agricole. E sabato 24 è già tempo di inaugurare una nuova porzione di parco a Cascina Merlata”. I sedicimila nuovi alberi (compresi quelli in sostituzione di tutti gli alberi abbattuti perché malati o caduti a causa del maltempo), insieme ad oltre 4.900 arbusti, andranno ad arricchire il patrimonio di 464.761 esemplari in città, di cui 234.437 gestiti direttamente dal Comune attraverso il Global Service di MIAMI scarl. In particolare, gli interventi saranno sviluppati secondo cinque direzioni: •Creazione di nuovi filari alberati: nasceranno in diverse aree della città tra cui via Missaglia/via Pienza – area Velodromo (14 alberi), via Missaglia/De Ruggiero (16), via Ferrari/Antegnati (57), via Sant’Abbondio (39), via Cermenate/Aicardo (16), via Morlotti/Senigallia (22), via Balsamo Crivelli/Tre Castelli (24, più 14 disposti in gruppi); •Filari alberati, aiuole stradali e aree lungo le infrastrutture: nuovi alberi andranno a rinverdire arterie stradali della città come via Zama (30 esemplari), Piazzale Bologna (30), Largo Ascari (29), Cavalcavia Molino del Dosso (60), via Jona (20), la rotatoria e i parterre laterali di via Rombon (25) e la ciclabile di via Rizzoli (30); •Piantumazioni in zone a parcheggio esistenti: gli alberi renderanno più vivibile ed ecologiche alcune aree di parcheggio come quelle di via Palatucci (4), Molino Dorino (70), via dei Missaglia/Curiel (24); •Interventi con elevato valore ecosistemico: molto consistente l’intervento al Bosco in città, dove verranno piantati oltre 760 alberi e siepi, con un’azione di elevato valore ecologico promossa dall’Amministrazione che si è aggiudicata i fondi del bando regionale per le infrastrutture verdi, e l’intervento al parco della Cava di Muggiano dove vengono sviluppati e valorizzati gli aspetti rurali e naturalistici peculiari del contesto (90 alberi + 722 piante forestali e altri arbusti). •Phytoremediation: ENI bonificherà un’area di via Assiano attraverso un intervento di phytoremediation, la tecnologia che sfrutta la naturale capacità depurante delle piante per estrarre dal suolo sia i metalli sia i composti organici. L’intervento, che è stato presentato nel corso della Milano Green Week, è il primo progetto di phytoremediation a Milano e prevede la piantumazione di 325 pioppi; •Interventi su parchi esistenti: il parco Adriano sarà ampliato con la posa di 106 nuove alberature al confine con Sesto San Giovanni. Sono 191 quelli previsti al parco Martiri della Libertà (ex parco Martesana). Nuovi alberi in arrivo anche al Parco Galli (39), Parco Cassinis (110, oltre a piantumazioni forestali che verranno effettuate da Italia Nostra nell’ambito del progetto di rigenerazione dell’area), parco Vettabbia (50), parco Segantini (115),Parco delle Cave (100), parco di Villa Sheibler (210), parco dei Fontanili (57) parco Verga (179), Parco Nord (123). Dei sedicimila nuovi alberi, oltre tredicimila e più di duemila arbusti saranno piantumati da Miami scarl. Molti gli interventi che derivano da richieste dirette dei cittadini dei quartieri: alla scuola di via Baroni ad esempio arriveranno dieci tigli, altri dieci nella scuola di Val Lagarina, nell’area recentemente riqualificata di via Zoia 105 ci saranno 14 nuovi esemplari e nell’area cani dei giardini Bazlen tre nuove piante. Al Giardino Ezio Lucarelli invece arriveranno inoltre i 46 alberi donati da Yamaha nell’ambito della campagna di lancio dei nuovi scooter del nuovo scooter TreeCity. Quasi mille gli alberi che verranno piantati da operatori privati a scomputo, tra cui 407 esemplari al nuovo quartiere in costruzione a Merezzate, 77 nella nuova piazza asservita di via Ceresio nell’ambito del PII Porta Volta-ex Enel, quaranta in via Einstein vicino alla nuova residenza universitaria, 62 tra via Ampère e piazza Leonardo da Vinci, 102 a Famagosta in zona Cascina Monterobbio e 31 alberi in viale Crispi, nell’area adiacente Fondazione Feltrinelli. I nuovi alberi in gestione a Miami appena eseguito il censimento, dopo la conclusione del periodo delle piantumazioni, saranno visibili sul geoportale del Comune di Milano, con informazioni su specie, altezza, età, circonferenza, beneficio ambientale ed economico.
Ma che bella castagnata!
Grande affluenza, apprezzatissimi e “spazzolati via” i marroni e il vin brulè, tanta allegria. La nostra Festa d’Autunno ha sfidato vittoriosamente le minacce di maltempo:
Un costante e accurato studio dell’evoluzione meteo ci ha convinto a gettare il cuore oltre l’ostacolo, cosicché abbiamo deciso di confermare la festa malgrado le minacce di maltempo.

Decisione premiata: oltre duecento persone, grandi e piccini, hanno animato la Castagnata d’Autunno, terza edizione. In contrasto al cielo plumbeo di una domenica di mezzo autunno perfettamente milanese, la Pergola era più che mai accogliente, un rifugio di luce e calore, rallegrata dal braciere e dagli effluvi delle caldarroste e gremita di persone felici di incontrarsi e di gustare i nostri specialissimi marroni dell’Appennino tosco-romagnolo, le torte, i castagnacci, il vin brulè.
Numerosi anche i bambini, che hanno giocato nel parco intorno alla pergola fino a buio inoltrato.

Per i più piccoli, laboratorio creativo gestito da Campo Zoè.
In conclusione di serata il nostro cantore Lino ha recitato una vera e propria ode alla castagna da lui composta per l’occasione
Beh, ringraziamo tutti per la calorosa partecipazione: i volontari che hanno gestito la preparazione e la distribuzione di cibi e bevande, i soci che hanno partecipato così numerosi, i cittadini che si sono uniti alla festa (e qualcuno è poi diventato socio!). E anche… Giove Pluvio, che ci ha generosamente graziato!

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